IMPIEGO
PROFESSIONI
EMERGENTI
Mestieri
per il Duemila
1.
AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO Il manager entra in casa.
E il nuovo amministratore di condominio, che dovrà gestire
un'attività sempre più complessa negli anni. Le
novità sono all'ordine del giorno: la recente legge sulla
sicurezza degli impianti termici, le regole urbanistico-edilizie
per la costruzione dei parcheggi e così via. Ma non finisce
qui. Un buon amministratore di condominio deve saper trattare
con i suoi inquilini, appianarne i contrasti e rendere esecutive
le decisioni assembleari.
Servono
allora professionisti veri, mentre finora molti amministratori
le loro competenze le hanno improvvisate, con risultati che
molti di noi hanno provato sulle loro spalle. Ma le cose dovrebbero
presto cambiare. E allo studio del Cnel una proposta di legge
che dovrebbe rendere obbligatoria la partecipazione ai corsi
di formazione o aggiornamento organizzati dalle associazioni
di categoria autorizzate. Per ora, per fare l'amministratore
di condominio basta un diploma di scuola media superiore.
Le
prospettive occupazionali dovrebbero essere buone. In Italia
ci sono un milione di edifici in condominio, abitati dal 90
per cento della popolazione. Secondo stime delle associazioni
di categoria, nei prossimi anni ci sarà bisogno di 30.000
nuovi professionisti, che saranno chiamati a coprire nuovi posti
e a sostituire molti improvvisatori. Proprio per questo, è
utile fin da ora partecipare a un buon corso di formazione.
Per
informazioni ci si può rivolgere a una delle associazioni
di categoria: Anaci (sede nazionale a Roma, tel. 06/3215399);
Anaip (sede nazionale a Roma, tel. 06/40500515); Anammi (sede
nazionale a Roma, tel. 06/55272323); Appc/Alac (sede nazionale
a Genova, tel. 010/298683); Fna (sede nazionale a Milano, tel.
02/33105242).
2.
ANALISTA FINANZIARIO Esperto incaricato di fornire
la propria valutazione su ogni decisione di carattere finanziario
che riguarda l'azienda per cui lavora. L'analista finanziario
deve essere in grado di esaminare bilanci e andamenti finanziari,
titoli, stato di salute, redditività e struttura della
propria azienda, in modo da indirizzarne l'attività verso
le migliori opportunità di investimento possibili. Di
solito lavora alle dipendenze, ma può anche prestare
la sua opera come libero professionista e consulente. Una professione
vecchia, si potrebbe pensare. In realtà non è
così: mercato unico globale e internazionalizzazione
dei capitali richiedono competenze sempre più vaste e
allora l'analista finanziario del 2000 dovrà destreggiarsi
tra le insidie delle Borse di tutto il pianeta.
Aumentano
le prospettive, certo ma anche la difficoltà delle analisi
e delle strategie da adottare. In questo contesto, l'aspirante
analista finanziario avrà buone chance di sbocco occupazionale
(l'Irsi prevede 5000 addetti al 2005), ma solo se saprà
dotarsi di una sempre maggiore specializzazione. La preparazione
di base può anche limitarsi al diploma di ragioneria
(anche se una laurea di indirizzo economico è preferibile).
Quello che più conta è la formazione continua:
e allora ben vengano esperienze e stages presso società
di certificazione e revisione di bilancio, nonché‚
la partecipazione a corsi di specializzazione. Presso la Luiss
di Roma sono attivati corsi su due livelli. Il primo, con una
forte connotazione tecnico-operativa, dura poco più di
un mese ed è rivolto anche ai diplomati. Mira a fornire
strumenti utili all'analisi previsionale dell'andamento dei
titoli ed è ideale quindi anche per chi intenda lavorare
in proprio, come consulente o promotore. Il corso di secondo
livello, "Gestione finanziaria e mercati", si rivolge
invece esclusivamente ai laureati, dura quattro mesi ed entra
nel dettaglio della struttura e dell'analisi tecnica dei mercati.
Più specializzato il corso di financial management organizzato
dalla Bocconi di Milano. Frequentato di solito da chi già
opera nel settore, è utile anche ad un neolaureato che
voglia arricchire il proprio curriculum professionale.
3.
ASSISTENTE SOCIALE A DOMICILIO L'invecchiamento della
popolazione e il trasferimento di grosse fette di assistenza
dalla famiglia alla società rendono questa figura sempre
più richiesta sul mercato, soprattutto da parte delle
cooperative di servizi sociali.
Nonostante
questo, il suo status professionale resta ancora poco determinato.
Esiste soltanto un rapporto del 1983, redatto dal ministero
degli Interni, sulla definizione dei profili socio-assistenziali.
Sulla base di questo documento, le singole regioni hanno poi
legiferato autonomamente. E comunque una professione in rapida
evoluzione. "L'assistenza domiciliare è nata per
handicappati e anziani - dichiara Fabrizio Bonugli, responsabile
dei corsi di formazione per la Cooperativa Cotrad di Roma -,
ma questa veste le va ormai stretta. Minori a rischio e malati
terminali sono soltanto alcuni dei settori innovativi che occorre
tenere d'occhio, mentre anche la formazione andrebbe ritarata
su queste nuove specificità". Chiunque può
fare assistenza domiciliare. Le singole regioni organizzano
corsi di formazione a cui si può partecipare con il semplice
diploma di scuola media inferiore. "Ma in realtà
- conclude Bonugli - assistiamo ad una notevole crescita di
interesse per questa professione. Ai nostri corsi partecipano
anche laureati in psicologia, desiderosi di qualificare concretamente
le proprie competenze, mentre molte regioni organizzano ulteriori
corsi di specializzazione per singole aree di intervento".
4.
AUDITOR I primi risalgono addirittura a Giulio Cesare.
Il Senato dell'antica Roma, infatti, temendo che l'imperatore
potesse "fare la cresta" sui bottini di guerra, gli
metteva alle costole gli "auditores", i controllori
dell'epoca. Adesso si chiamano "auditors" e verificano,
all'interno delle aziende o come consulenti esterni, che il
sistema dei controlli (finanziario, amministrativo o legato
alla sicurezza dei dipendenti) sia perfettamente funzionante.
"Il nostro lavoro - spiega Ennio Ciampoli, vicepresidente
dell'associazione nazionale - non è di tipo ispettivo:
noi rileviamo le inefficienze, le verifichiamo insieme ai responsabili
del settore, le spieghiamo all'amministratore delegato della
società. Il nostro compito finisce qui". Una figura,
quindi, che racchiude esigenze diverse: la revisione dei conti,
la certificazione del bilancio, l'attendibilità dei risultati,
la correttezza dei rapporti di lavoro.
Gli
auditors sono molto diffusi nel mondo anglosassone, e ora stanno
arrivando in Italia. A richiederli sono, innanzitutto, le grandi
imprese, ma offerte cominciano a venire dalle banche e dalle
strutture pubbliche. "Attualmente - continua Ciampoli -
siamo duemila, ma il numero è in forte crescita. Con
l'unità europea il nostro apporto diverrà indispensabile,
per questo tantissimi giovani partecipano ai corsi formativi
o fanno tesi su questa professione". Quale preparazione
è necessaria? "Un diploma in ragioneria o una laurea
economica vanno benissimo, in attesa che le università
approntino percorsi ad hoc. E poi c'è una formazione
specifica che, tramite corsi o master, sta iniziando a muovere
i primi passi".
Per
informazioni: Associazione italiana internal auditors (Aiia)
- Viale Majno 7/a - 20122 Milano - Tel. (02) 783673, fax 784882.
5.
BUYER In Italia si chiama "approvvigionatore".
Ma la parola non è elegante, per questo si preferisce
l'inglese "buyer". "Noi siamo quelli che nelle
imprese - spiega Vincenzo Patanè, vicepresidente dell'associazione
nazionale - si occupano di acquistare tutto ciò che serve
allo svolgimento dell'attività dell'azienda". Si
va quindi dalla selezione del fornitore alla pianificazione
degli acquisti, dalla responsabilità sui magazzini all'ottimizzazione
delle scorte, fino all'intera gestione dei materiali. Lo slogan
dei buyer è: qualità giusta al momento giusto
e al prezzo giusto. Cosa vuol dire? "La qualità
giusta non è sempre la migliore, dipende da ciò
che l'azienda produce. Il momento giusto è in relazione
alle scorte accumulate: comprare quando la merce serve veramente.
Il prezzo giusto non è detto che sia il più basso,
un fornitore che assicura un buon servizio vale sicuramente
qualche lira in più".
La
presenza del buyer è già abbastanza diffusa nelle
aziende industriali e manifatturiere. "La nostra professionalità
è sempre più richiesta, negli ultimi tempi stiamo
entrando anche nelle imprese di servizi, nelle banche e nelle
aziende pubbliche". E passiamo con la formazione. "Una
laurea - conclude Patanè - è ovviamente preferibile,
ma anche il diploma va benissimo. Soprattutto contano le qualità
personali: correttezza, caparbietà, capacità di
comunicazione, chiarezza negli obiettivi e determinazione nel
raggiungerli". L'associazione è articolata in sezioni
regionali, presenti in tutti il centro-nord (per il sud il riferimento
è il Lazio), dove organizza specifici corsi formativi.
Per
informazioni: Associazione italiana di management degli approvvigionamenti
(Adaci) - Viale D. Ranzoni 17, 20149 Milano - Tel. 02/40072474.
6.
CONTROLLORE SPECIALIZZATO IN AGRICOLTURA BIOLOGICA
Tecnico incaricato di controllare e certificare le produzioni
e le trasformazioni dei prodotti agricoli ottenuti per mezzo
dei metodi biologici. Il metodo biologico esclude tutti i prodotti
chimici di sintesi, fertilizzanti e pesticidi, sostituendoli
con i prodotti e le procedure tecnico-agronomiche consentite
dal regolamento Cee 2092 del 24 maggio 1991. Le aziende che
operano nel settore devono sottoporre la loro produzione a specifici
organismi di controllo, riconosciuti dal Ministero dell'agricoltura
e incaricati di fornire la necessaria certificazione.
E
qui entra in gioco il nostro tecnico. Anche perché‚
in Italia il settore dell'agricoltura ecocompatibile è
in forte crescita: nel giro di tre anni le superfici agricole
destinate alle produzioni biologiche sono quadruplicate, passando
dallo 0,5 per cento della Sau (superficie agricola utilizzata),
nel 1993, al 2,5 per cento nel 1996. Circa 300.000 ettari in
totale; forse non molto in termini assoluti, ma il trend fa
pensare a una crescita futura assai sostenuta. Ci sarà
allora sempre più bisogno di tecnici controllori preparati,
che opereranno presso i citati organismi di controllo.
Secondo
il decreto ministeriale numero 220 del 17 marzo 1995, possono
accedere al ruolo i possessori di "diploma di laurea in
scienze agrarie, scienze forestali, scienze e tecnologie alimentari,
scienza delle produzioni animali, chimica, biologia e titoli
equipollenti (diploma di perito agrario, perito chimico, alimentarista
ed equipollenti)". Non solo laureati, dunque, anche se
poi andranno seguiti i training interni organizzati dagli stessi
organismi di controllo. Ci si può rivolgere allora a:
Biogragricoop (Via Fucini 10 , 40033 Casalecchio di Reno, Bologna,
tel. 051/6130512), Aei (Via Balduino 25, 95138 Catania, tel.
095/433071), Qc & I (Strada Olmo Valle 2/H5, 06074 Perugia,
tel. 075/5171630), Ccpb (Viale A. Masini 4/II, 40126 Bologna,
tel. 051/254688), Codex (via Freguglia 10, 20100 Milano), Aiab
(via Ponte Muratori 6, 41058 Vignola, Modena, tel. 059/763774),
Imc (Via F.lli Bandiera 61, 60019 Senigallia, Ancona, tel. 071/7920056),
Associazione suolo e salute (Località Sterpeti 30, 61030
Montefalcino , Pesaro, tel. 0721/725365).
Per
informazioni generali sull'agricoltura biologica, si può
fare riferimento anche al sito http://bionet.stm.it di Agripolis.
7.
ESPERTO DI TURISMO Opera all'interno di enti e imprese
turistiche, dove si occupa della gestione del prodotto turistico
e della sua vendita e promozione verso settori di mercato individuati
tramite politiche di marketing. Si occupa anche del miglioramento
dei servizi offerti alla clientela e cura i rapporti con tour
operator e corrispondenti esteri.
La
vita media si allunga, l'orario di lavoro diminuisce, aumenta
il tempo libero: tutte condizioni ottimali per lo sviluppo del
settore. Aumenta però anche la concorrenza, e le aziende
turistiche hanno bisogno di manager sempre più preparati.
Un diploma di Istituto tecnico per il turismo può non
bastare, soprattutto se si opera in grandi realtà imprenditoriali.
Meglio una laurea, e meglio ancora se seguita da un corso di
specializzazione. "Il marketing turistico è una
materia complessa - sostiene Nicola Fabbri, ricercatore della
Bocconi -, che richiede conoscenze vaste e differenziate: economia,
tematiche ambientali, normative legali e fiscali, funzionamento
del settore pubblico, statistica eccetera". Ma occorre
soprattutto saper trattare con la gente, cercare di indovinarne
i desideri. "Proprio per questo - continua Fabbri - si
tratta di una professione aperta a tutti. Soltanto un terzo
degli iscritti ai nostri corsi proviene dalla facoltà
di economia e commercio, molti hanno fatto studi umanistici.
E sono anche tanti quelli che al momento di iscriversi già
svolgono un'attività, e che avvertono la necessità
di perfezionarsi".
E
gli sbocchi? Sono molti e diversificati. Innanzitutto la ricettività,
soprattutto se di grandi dimensioni, e quindi con molti livelli
professionali intermedi: alberghi, campeggi, residence, villaggi
turistici.
Poi
c'è l'organizzazione dei viaggi (tour operator) e il
settore pubblico e simili (beni culturali, enti locali eccetera,
associazioni di categoria). Il marketing turistico è
sempre più presente nella politica delle compagnie di
trasporti, che hanno ormai la quota maggiore dei introiti proprio
dagli spostamenti turistici.
8.
FORMATORE Libero professionista o alle dipendenze di
un'impresa. Comunque indispensabile. Il "formatore"
è colui che progetta, coordina e realizza i corsi di
formazione all'interno di un'azienda. Si occupa della qualificazione
professionale e del continuo aggiornamento dei dipendenti, e
della selezione dei candidati per l'assunzione. "Una professione
nuova per l'Italia, mentre è già molto diffusa
nei paesi anglosassoni" dice Roberto Panzarani, presidente
dell'associazione nazionale. "Gestire le risorse umane,
questo è il nostro compito. L'azienda individua, di anno
in anno, i bisogni formativi del personale e affida a noi la
realizzazione del programma". Un formatore deve essere
in grado di organizzare qualsiasi cosa: dai corsi per venditori
a quelli di budget di controllo, dalle tematiche finanziarie
alla qualificazione dei manager, dalla comunicazione agli aspetti
delle singole qualifiche. E decidere sia le forme e gli strumenti
migliori per fronteggiare le necessità dell'azienda,
sia se affidarne la gestione a personale interno oppure a consulenti
esterni.
"Sicuramente
è una professione per laureati, preferibilmente in materie
umanistiche: sociologia, psicologia, lettere. Occorre poi essere
aggiornati sulle più moderne tecniche di training, e
magari avere contatti con esperienze straniere". Attualmente
sono circa un migliaio: "Le grandi aziende - conclude il
presidente Panzarani - ormai hanno tutte un formatore, ma anche
le imprese più piccole stanno accorgendosi che, per competere
sul mercato, occorre la nostra presenza". L'associazione
è presente a Milano e a Roma, dove organizza corsi per
avvicinarsi a questa professione.
Per
informazioni: Associazione italiana formatori (Aif) - Via Vincenzo
Monti 4, 20123 Milano - Tel. (02) 4690609.
9.
LAVORATORE SOCIALMENTE UTILE Il lavoro socialmente
utile non è una professione nel senso tradizionale del
termine. E tuttavia uno strumento che, in tempi di magra occupazionale
come i nostri, sarà sempre più utilizzato dalle
amministrazioni, centrali e periferiche. Con un rischio, però:
il proliferare di progetti che vanno nelle direzioni più
disparate può dissipare quell'idea concreta di pubblica
utilità che è il nocciolo stesso del lavoro socialmente
utile.
E
allora, invece che produrre nuove capacità da investire
poi sul mercato, i lavori socialmente utili diverranno semplici
strumenti assistenziali. Utili, in molti casi, nel garantire
un reddito minimo: ma per poco tempo e senza molte prospettive
future. I giovani interessati ai lavori socialmente utili dovranno
allora guardare anche agli aspetti realmente formativi dei vari
progetti proposti, e scegliere soprattutto in base a questi
elementi.
Quando
un progetto di lsu va incontro a un settore in crescita, i risultati
sono interessanti. Ci riferiamo, in particolare, ad un'iniziativa
organizzata dal ministero dell'Ambiente in collaborazione con
Cispel-Federambiente. Il settore è quello del recupero
e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. "Con la
ristrutturazione del sistema di riciclaggio - ha dichiarato
recentemente il ministro dell'Ambiente, Edo Ronchi - pensiamo
ad una crescita media annua di 4.000 addetti". Ecco quindi
che partecipare ad un progetto simile significa acquisire competenze
professionali spendibili in seguito su un mercato in espansione.
Cosa si può fare di un frigorifero vecchio? Tanto, a
leggere il progetto citato. Dodici piattaforme operative sparse
in altrettante regioni, "abitate" da 756 lavoratori
disoccupati, serviranno a recuperare materiali ed energia dagli
elettrodomestici dismessi (compressori, parti in vetro, lampadine,
neon, guarnizioni, termostati, freon).
L'iniziativa
si articolerà in quattro fasi: selezione e avviamento
degli operatori (addetti alla raccolta, autisti, addetti alla
movimentazione, addetti allo smontaggio, addetti alla contabilità),
formazione tecnica, attività operativa e, infine, 70
ore di formazione imprenditoriale. Già, perché‚
lo scopo ultimo dell'iniziativa è quello di favorire,
attraverso la costituzione di una società mista, la creazione
di nuove imprese di recupero che vedano come protagonisti gli
stessi lavoratori impegnati nel progetto.
10.
LOGISTIC MANAGER , esperto di logistica. In un'impresa
industriale o commerciale guida, a livello di sistema, gli acquisti,
la programmazione della produzione, la gestione dei magazzini,
dei prodotti finiti e della loro distribuzione fisica. Tipica
attività di coordinamento, con funzioni dirigenziali,
organizzative, finanziarie, strategiche e gestionali. L'esperto
di logistica opera quasi sempre alle dipendenze. Nelle piccole
aziende si occupa di tutte le mansioni sopra indicate, mentre
nelle realtà più grandi la sua attività
è divisa fra due settori strategici: logistica produttiva
e distributiva. La professione non è ancora riconosciuta
giuridicamente, e pertanto non esiste un corso di studi specifico.
Per chi opera in piccole imprese un diploma di perito industriale
può essere sufficiente; nelle realtà più
grandi il logistic manager è di solito un ingegnere o
un laureato in economia e commercio.
L'Associazione
italiana di logistica (Ailog), con sede a Milano (tel. 02/66710622),
organizza corsi di specializzazione di vario livello e grado.
Da segnalare il Corso base di logistica integrata, al quale
si può accedere anche con un semplice diploma di scuola
secondaria.
11.
MANAGER DEL CREDITO Il "ragioniere" del Duemila.
Il "credit manager" è sempre più richiesto
dalle imprese italiane: "Il nostro compito è gestire
il credito commerciale nelle aziende - spiega Italo Bussoli,
segretario dell'associazione nazionale -, stabilendo come, quando
e a chi concedere i fidi.
Ci
preoccupiamo, in sostanza, d'incassare i crediti e di controllare
la solvibilità del cliente". Deve quindi sapere
di gestione di cassa e tesoreria, curare i rapporti con le banche,
risolvere le temporanee crisi di liquidità delle aziende.
"In Italia è una professione nuova, mentre negli
Stati Uniti e nel nord Europa non esiste impresa che non abbia
il credit manager. Attualmente siamo alcune centinaia, ma il
numero è destinato a salire". E la formazione? "La
laurea in Economia - conclude Bussoli - è molto apprezzata,
ma anche un buon ragioniere può rivestire questo ruolo".
Per
informazioni: Associazione credit manager italiani (Acmi) -
Corso Venezia 49 - 20121 Milano - Tel. (02) 76000598, fax 76005543.
12.
OPERATORE AGRITURISTICO Gestisce attività ricettive
nel settore agrituristico, seguendone gli aspetti connessi (fiscali,
legali, amministrativi, agricoli) e curando in particolare tutto
ciò che può contribuire a rendere gradevole il
soggiorno degli ospiti. L'operatore agrituristico, che può
essere il possessore del fondo o un semplice affittuario, deve
saper far tutto: l'agricoltore specializzato (secondo la legge
numero 730 del 5 dicembre 1985, la coltivazione del fondo, la
silvicoltura e l'allevamento del bestiame devono rimanere preponderanti
nell'attività di un'azienda agrituristica), il commerciante,
l'albergatore, e magari anche l'animatore. "I prodotti
che tirano - dichiara Marco Boschetti, vice presidente di Turismo
Verde della Lombardia - sono sempre più particolari e
di nicchia, anche perché‚ gli altri si trovano
sui mercati tradizionali a prezzi che il coltivatore agrituristico
non può battere. Bisogna specializzarsi nelle produzioni
di qualità: erbe officinali, norcineria raffinata, formaggio
ricavato da latte di capra e così via". E poi c'è
il marketing. Già, perché‚ questi prodotti
bisognerà pur venderli, in qualche modo!
Può
essere utile partecipare allora a uno dei corsi per operatori
agrituristici organizzati dalle associazioni di settore: Turismo
Verde (della Confederazione italiana agricoltori, tel. 06/3611051),
Agriturist (della Confagricoltura, tel. 06/68521), Terra Nostra
(della Coldiretti, tel. 06/46821). Quella dell'operatore agrituristico
è comunque una professione aperta a tutti. Non è
affatto necessario partire da un diploma di settore (perito
agrario o turistico) o comunque da conoscenze specializzate.
"Se fino a qualche anno fa - continua Boschetti - i nostri
corsi venivano frequentati quasi esclusivamente da imprenditori
agricoli tradizionali, ormai molti dei nostri allievi sono professionisti,
operatori sociosanitari e insegnanti. Hanno un'istruzione medio-alta
e sono portatori di altre esperienze, vitali in un settore che
ha bisogno di continua innovazione".
Infine,
un ultimo consiglio: occhio ai contributi regionali ed europei
per le ristrutturazioni, l'imprenditoria agrituristica giovanile
e le produzioni biologiche.
13.
OPERATORE DI FRANCHISING Cura tutte le trattative e
le "azioni" volte alla creazione e al mantenimento
di una rete di imprese affiliate in rapporto di franchising
con la "casa madre". Ma cosa è esattamente
il franchising? Si tratta di un accordo commerciale tra un'impresa
promotrice e un'impresa aderente. La prima, il cosiddetto franchisor,
concede alla seconda, il franchisee, lo sfruttamento di un marchio
per la vendita di beni e servizi uguali o diversi da quelli
prodotti dalla stessa.
I
compiti dell'operatore di franchising, che lavora in un settore
in grande espansione, variano a seconda delle dimensioni del
franchisor. Nelle piccole aziende si occupa di tutto, dalla
creazione della rete agli aspetti contrattuali, organizzativi
e fiscali. Nelle realtà più grandi avremo invece
un profilo gestionale (assistente gestione franchising), distinto
da un altro profilo operante nell'ambito dello sviluppo (assistente
sviluppo franchising). In generale, l'operatore dovrà
seguire l'affiliato sin dall'avviamento dell'attività
di vendita, e assisterlo e consigliarlo in tutte le evenienze.
"Quella dell'operatore di franchising - ci ha detto Michele
Scardi, Segretario generale dell'Associazione italiana del franchising
(Aif) - è una tipica funzione 'ponte' tra la sede madre
e gli uomini sul campo. Il nostro esperto dovrà saper
mediare tra interessi talvolta diversi, e, contemporaneamente,
essere per il franchesee un fratello maggiore: comprensivo,
certo, ma che qualche volta arriva anche ad alzare la voce".
E
insomma un compito delicato, che riunisce competenze molto diversificate.
Proprio per questo è difficile indicare un preciso percorso
formativo. "Certo, meglio una laurea in economia che non
in lettere antiche - continua Scardi -. Comunque, siamo al di
fuori delle specializzazione spinte, e, visto che si ha a che
fare con persone, magari anche un dottore in lettere va bene!".
Non
esistono corsi di formazione specifici, e allora si può
cominciare dalla lettura di qualche buon libro: il Manuale del
franchising, di M. Amoroso, G. Bonani e P. Grassi (Maggioli,
1996); Fare affari con il franchising, di A. Fossati (Sperling
and Kupfer, 1996): Franchising? Sì, peròà,
di G. Ravazzi (Franco Angeli, 1996). Infine, l'Aif (tel. 02/29003779)
ha appena pubblicato un Repertorio dei franchisors italiani,
con storia, attività e dimensioni di 430 aziende del
settore: un utile fonte per reperire indirizzi a cui inviare
il proprio curriculum.
14.
OPERATORE DI LEASING Addetto alla gestione delle procedure
e degli accertamenti riguardanti i servizi di leasing offerti
dall'azienda presso cui opera. Bisogna innanzitutto distinguere
fra due tipologie di leasing, finanziario e operativo. La prima
tipologia è quella tradizionale, e consiste in un'attività
di finanziamento: la società acquista un bene e lo dà
"in affitto" a un utilizzatore. Al termine del periodo
prestabilito, l'utilizzatore può rinnovare la locazione,
restituire il bene o acquistarlo (detraendo evidentemente i
soldi già versati per il canone).
Sempre
più diffuso il leasing operativo: la locazione, senza
possibilità di "riscatto finale", di beni in
serie (macchine utensili, computer eccetera), diffusa soprattutto
nei settori dell'artigianato e dell'agricoltura. Il costo del
leasing supera di solito quello di un mutuo bancario, ma il
suo grande successo è dovuto alla detraibilità
fiscale delle spese sostenute. L'operatore di leasing opera
di solito presso gli istituti di credito, ma grande sviluppo
hanno avuto negli ultimi anni le società specializzate.
Cosa
deve fare chi intende lavorare nel leasing? "Non esiste
un percorso formativo univoco - sostiene Fabrizio Marafini,
vicedirettore dell'Associazione italiana leasing (Assilea) -,
anche perché‚ le grandi società hanno al
loro interno vari profili professionali. Per le mansioni tecnico-operative
può andar bene un diploma di scuola secondaria superiore
(ragioneria, informatica); per le funzioni direttive è
invece necessaria una laurea, in economia e commercio o giurisprudenza".
La cosa più utile da fare è comunque quella di
mandare il proprio curriculum alle società che operano
nel settore.
Per
ulteriori informazioni ci si può rivolgere all'Assilea
(tel. 06/86211271).
15.
OPERAIO QUALIFICATO TESSILE Il settore è dei
più tradizionali: filatura e tessitura, abbigliamento,
stoffe, calzature. Eppure, innovazione tecnologica e miglioramento
dei processi produttivi delineano figure professionali emergenti
o, addirittura, del tutto inedite.
Cominciamo
con la filatura e tessitura. Le grandi aziende non producono
più enormi quantità dello stesso prodotto; sugli
stessi telai si alternano prodotti diversi, a seconda delle
sollecitazioni del mercato. C'è bisogno allora di abili
addetti alla programmazione della produzione, capaci di guidare
le trasformazioni a seconda delle richieste dei clienti. Un
perito tecnico industriale ben preparato risponde di solito
a questi requisiti. Gli impianti per la tessitura e filatura
sono sempre più sofisticati e computerizzati: servono
allora tecnici manutentori informatici.
Veniamo
ora al comparto abbigliamento. I nuovi modelli si progettano
al computer: carta e penna sono nel cassetto. Il tradizionale
stilista, che ha frequentato una scuola di moda, o magari un
istituto d'arte, deve essere in grado di lavorare davanti a
una tastiera.Si tratta di una professione quasi del tutto inedita,
ed è pertanto difficile indicare un percorso formativo
ben definito. Ancora. Le grandi quantità di stoffa non
si tagliano più a mano. Il laser offre insieme precisione
e rapidità d'esecuzione, ma ha bisogno di operatori specializzati,
di solito periti tecnici industriali. Anche la vecchia figura
del magazziniere cambia. Nelle grandi industrie del settore
(ad esempio la Playtex di Pomezia) oggi il magazziniere opera
davanti ad una tastiera di computer: è la macchina a
prelevare il tipo di merce richiesta, nello scaffale giusto
e nella quantità desiderata.
L'altro
settore importante del tessile è quello delle stoffe
tinte. La cosiddetta "nobilitazione" dei tessuti.
Cresce di importanza la figura dell' addetto alla cucina dei
colori: un perito chimico, con conoscenze informatiche, che
ha il compito di "concretizzare" i modelli progettati,
provando le fibre e i colori adatti. Forse non tutti lo sanno,
ma nel tessile ci sono anche le calzature. E qui il discorso
va in direzione opposta. A mancare non sono operatori specializzati,
ma figure tradizionali, al confine con la pratica artigianale.
Le aziende, che proliferano soprattutto tra Prato e Pistoia,
non trovano più bravi "tagliatori" di pelle.
Attenzione, non è un compito da poco. Un cattivo taglio
produce sfaldature e la pelle non rende.
16.
PERITO MECCANICO DEL PACKAGING L'Italia contende alla
Germania il primato mondiale nella costruzione di macchine per
il confezionamento e l'imballaggio. Il settore è in forte
crescita. Tra il 1993 e il 1996 sono stati creati 3300 nuovi
posti di lavoro; negli stessi anni il fatturato delle aziende
è cresciuto dell'80 per cento e le esportazioni sono
più che raddoppiate. Nonostante questo, le imprese del
settore (che operano prevalentemente in Emilia Romagna, Lombardia,
Piemonte e Triveneto) non riescono a trovare periti meccanici
preparati: montatori, progettisti, disegnatori e operatori di
macchine utensili. Secondo una recente indagine dell'Unione
costruttori italiani macchine automatiche per il confezionamento
e l'imballaggio (Ucima), ad esempio, ben il 56 per cento delle
imprese campione ha grandi difficoltà nel reperire di
progettisti meccanici.
Eppure
si tratta di un settore innovativo e creativo, particolarmente
stimolante per un giovane che voglia crescere e sviluppare competenze
assai richieste sul mercato del lavoro. La produzione in serie
è praticamente inesistente; quasi ogni macchina ha caratteristiche
specifiche e tarate sulle esigenze dei singoli clienti. Insomma,
non è vero che con l'avvento dell'elettronica le professioni
meccaniche non servono più.
Anzi,
in questo particolare settore è vero il contrario: molte
aziende sono state costrette a riconvertire in proprio periti
elettronici!
Per
un perito meccanico motivato, si aprono anche interessanti prospettive
retributive: da uno stipendio iniziale che va oltre il milione
e mezzo si può arrivare ai sei milioni che di chi, come
il montatore, svolge la sua attività prevalentemente
all'estero.
Per
ulteriori informazioni ci si può rivolgere all'Ucima
(con sede a Milano; tel. 02/33611557), che ha tra l'altro allo
studio la realizzazione (insieme all'Ektema di Reggio-Emilia,)
di corsi di conversione per periti elettronici/elettrotecnici
e l'addestramento su macchine utensili di persone che non hanno
portato a termine il normale ciclo di studio nelle scuole tecniche.
17.
PROGETTISTA ESPERTO DI CAD E CAM Molti prodotti industriali
vengono ormai progettati e realizzati con l'intervento insostituibile
del computer. Soprattutto nei comparti più avanzati:
aeronautica, microelettronica, meccanica di precisione. Servono
allora tecnici specializzati in grado di guidare processi informatizzati.
L'operatore
di Cad (computer aided design), in particolare, è il
moderno disegnatore/progettista informatizzato. Dopo aver introdotto
nel computer tutti i parametri del progetto, interviene direttamente
sulle visualizzazioni del calcolatore e definisce le coordinate
del disegno che sarà poi riprodotto dalla stampante o
dal plotter.
Successivamente,
interviene l'operatore di Cam (computer aided manifacturing),
che controlla e guida le operazioni delle macchine robotizzate
che realizzano il prodotto.
L'operatore
di Cad è generalmente un disegnatore tecnico, mentre
l'operatore di Cam è un perito industriale o un diplomato
proveniente dall'Istituto professionale di stato per l'industria
e l'artigianato. In entrambi i casi, però, c'è
bisogno di una riqualificazione informatica. E quindi necessario
frequentare corsi di formazione organizzati dalle regioni o
da centri di formazione aziendale. Segnaliamo, in particolare,
i corsi attivati dall'Ifoa di Reggio-Emilia (tel. 0522/329111).
18.
PUBBLICITARIO Il pubblicitario è sempre richiestissimo.
Vende gli spazi televisivi e dei giornali, lavora nelle agenzie
che fanno studi di settore, progetta le campagne per i prodotti.
"La nostra professione - dice Luigi Rinaldi, presidente
dell'associazione nazionale - riguarda tutto ciò che
è comunicazione. Siamo i portatori delle esigenze del
prodotto, ne individuiamo gli acquirenti, le spese, il messaggio,
il periodo migliore per il lancio". Un esperto di "advertising"
deve avere una vasta cultura: "Direi che un buon liceo
è la scuola migliore. Poi serve un inglese perfetto,
molta creatività, la conoscenza delle nuove tecnologie".
E una professione da consigliare? "Certamente. Gli spazi
ci sono, gli investimenti crescono. E oggi, tra lauree brevi,
scuole di comunicazione e master di specializzazione, c'è
solo l'imbarazzo della scelta".
Per
informazioni: International advertising association - Viale
Majno 21 - 20122 Milano - Tel. (02) 760521
19.
RISK MANAGER Il "risk manager" è il
tecnico che, all'interno di un'azienda, effettua l'analisi dei
rischi connessi al funzionamento delle macchine e dei sistemi
utilizzati per la produzione. Ma non solo: "Il nostro campo
- dice Paolo Sciacca, presidente dell'associazione nazionale
- è la gestione dei rischi "puri", cioè
legati all'intera attività.
Alcuni
esempi? Il trasporto dei valori, gli obblighi dell'impresa verso
i nuovi assunti, la salvaguardia di beni e persone di un nuovo
stabilimento, gli atti di sabotaggio agli impianti, il viaggio
in missione di un dipendente". Individuati i pericoli,
il risk manager predispone un piano strategico per la protezione,
ricorrendo sia a interventi di carattere organizzativo o strutturale,
sia alle possibili coperture trattando direttamente con le compagnie
assicurative.
"Scegliere
le polizze e fare i contratti - continua Sciacca - è
solo l'ultimo dei nostri compiti: la gran parte del nostro lavoro
consiste nello studio delle cause degli eventuali sinistri e
nella gestione del rapporto tra l'esposizione ai rischi e le
spese per la copertura".
Una
professione, quindi, trasversale: ogni reparto ha le proprie
caratteristiche e il risk manager deve conoscerli tutte, tenendo
sempre conto dell'interesse generale. In Italia sono circa duemila,
distribuiti soprattutto nelle grandi aziende: "Ma ormai
anche le piccole si stanno accorgendo che la nostra consulenza
è indispensabile". Infine, la formazione. "Esistono
- conclude il presidente dell'Anra - sia lauree specifiche,
come quelle in "Scienze bancarie, finanziarie e assicurative",
sia corsi formativi organizzati da noi e da altre associazioni".
Per
informazioni: Associazione nazionale risk manager e reponsabili
assicurativi (Anra) - Viale Coni Zugna, 53 - 20144 Milano -
Tel. (02) 58103300
20.
SEGRETARIO COMUNALE Avete letto bene: segretario comunale.
In questo dizionarietto di professioni nuove, emergenti, o vecchie
in via di trasformazione, c'è spazio per il tanto vituperato
pubblico impiego. E soprattutto per gli enti locali, dove riforme
e nuove leggi stanno ridisegnando i vecchi profili professionali.
Per
esempio quello del segretario comunale. Che è stato finora
il "cane da guardia" di sindaco e giunta, con l'incarico
di dare un parere di legittimità vincolante su ogni atto
del comune. Ora non sarà più così. I comuni
si stanno trasformando in piccole aziende: non hanno più
bisogno di controllori e vogliono manager . Con la legge Bassanini
potranno nominare dei direttori generali e i segretari comunali
si candidano autorevolmente per questo ruolo strategico. Il
"nuovo segretario generale" potrà diventare
capo del personale e responsabile-coordinatore dei dirigenti
che operano nei vari settori di servizio.
Cambia
il suo status: non più nominato dal ministero degli interni,
ma dipendente del comune e scelto personalmente dal sindaco.
Il "segretario comunale professionista" ( così
lo definisce la legge Bassanini), dopo aver superato una sorta
di esame di stato, entrerà a far parte di un albo professionale
da cui ogni sindaco potrà pescare a suo piacimento. "E
in sostanza il modello del city manager americano - sostiene
Fiorenzo Narducci, consulente dell'Anci per la finanza locale
- . Un vero e proprio libero professionista 'a contratto' e
legato al singolo sindaco". Anche il percorso formativo
dovrà adeguarsi. "Per legge - continua Narducci
- il segretario comunale deve essere laureato in una disciplina
economica o giuridica. Ma è evidente che, prevalendo
le mansioni aziendali-gestionali sulla vecchia funzione di controllo,
la sua formazione sarà sempre più sbilanciata
sul versante economico".
21.
SPECIALISTA DI MATERIALE PROPAGATIVO PER AGRICOLTURA BIOLOGICA
Secondo il regolamento Cee 2092 del 1991, e successive
variazioni, entro il 2000 tutto il materiale di propagazione
vegetativa (per capirci: sementi e piantine d'origine da cui
nascono le grandi colture) dovrà essere prodotto con
il metodo biologico. Si apriranno sicuramente spazi interessanti
per tecnici esperti in materia, visto che vivai e grandi aziende
del settore non hanno al loro interno il know how necessario
per un simile mutamento. Come per le altre professioni agrobiologiche,
occorrono anche qui pazienza e forti motivazioni: le prospettive
dovrebbero essere buone, ma non immediate. Il percorso formativo
ideale prevede una laurea (ma anche un diploma può bastare)
in scienze agrarie, forestali, alimentari ed equipollenti.
Per
ulteriori informazioni, ci si può rivolgere ad aziende
che già praticano il metodo biologico. Segnaliamo: Flora
2000 Vivai (Bologna, tel. 051/800406) e Omezzolli Vivai piante
biodinamiche (Trento, tel. 0464/551642).
22.
TECNICO DELLA QUALITA' Indica genericamente l'esperto
incaricato di eseguire i controlli di processo e di gestione
necessari a garantire la qualità di un prodotto o di
un servizio. In un'azienda industriale verifica materie prime
e semilavorati, segue da vicino i processi produttivi e, alla
fine del ciclo, controlla la qualità del prodotto finito
per mezzo di strumenti di rilevazione e taratura. Le imprese
industriali hanno cominciato ad occuparsi di qualità
a partire dai primi del 900, con l'avvento della produzione
di massa. Se inizialmente il controllo di qualità era
riferito esclusivamente al prodotto finito, nel corso dei decenni
si è affermata un'idea della qualità che coinvolge
ormai tutto il sistema organizzativo dell'impresa (progettazione,
amministrazione, commercializzazione) e che richiede tecnici
sempre più preparati e specializzati.
In
un mercato in cui la concorrenza mondiale cresce alla velocità
della luce, certificare la qualità della propria offerta
non è più un optional, soprattutto da quando,
a partire dal marzo 1987, gli standard internazionali sono stati
unificati. Quali gli sbocchi professionali ? Il tecnico della
qualità opera di solito all'interno delle aziende, oppure
presso istituti incaricati di certificare la qualità
dei prodotti. "Certo, non siamo più al boom degli
anni ottanta - dichiara Enzo Formisano, responsabile assistenza
alle direttive e corsi dell'Istituto italiano del marchio di
qualità (Imq) - , ma aumentano comunque le opportunità
di libera professione. Molte aziende trovano infatti conveniente
rivolgersi a consulenti esterni che attestino la qualità
dei propri prodotti".
Per
svolgere questa professione è sufficiente un diploma
di perito tecnico, a patto che lo si faccia però seguire
da corsi di formazione e aggiornamento presso istituti specializzati.
Segnaliamo l'Istituto italiano del marchio di qualità
(Imq), con sede a Milano, per il settore elettronico-elettrotecnico
(tel. 02/50731); l'Istituto italiano dei plastici (Iip), con
sede a Milano (02/3314930); l'Istituto italiano di garanzia
dell qualità (Igq), con sede a Milano, per la siderurgia
(tel. 02/66101348); l'Istituto elettronico per la qualità
industriale (Iselqui), con sede ad Ancona, per il settore elettronico
e degli strumenti industriali (tel. 071/2861482); il Centro
di ricerca e sviluppo nell'impiego degli elastomeri (Cerisie),
con sede a San Giuliano milanese (tel. 02/9880443) e il Comitato
italiano di coordinamento per le prove non distruttive (Cicpnd),
con sede a Milano (tel. 02/86464126).
23.
TECNICO DI CAMPO SPECIALIZZATO IN AGRICOLTURA BIOLOGICA
Operatore incaricato di assistere il produttore agricolo nell'applicazione
del metodo biologico, con particolare riferimento alla conversione
della coltivazione dal sistema tradizionale a quello ecocompatibile.
Si tratta di un passaggio molto delicato. Fintanto che viene
"nutrito" di concimi chimici, il terreno non ha bisogno
di trasformare le sostanze organiche in sostanze solubili direttamente
assorbibili dalla pianta, e ne perde a poco a poco la capacità.
Il primo risultato di questo processo di "disintossicazione"
è quindi un immediato calo di produttività del
terreno, che dovrà gradualmente riabituarsi a "fabbricare"
cibo per le piante. L'abilità dell'esperto consisterà
allora nel programmare questo passaggio nel tempo minimo indispensabile,
in modo che la produzione torni rapidamente a regime.
Il
tecnico di campo ideale può essere un perito o tecnico
agrario, o un laureato in agronomia, scienze forestali e veterinaria.
Per
ulteriori informazioni ci si può rivolgere alla Associazione
qualità biologica di Milano (Aqb), che organizza anche
corsi di formazione (tel. 02/48843653), e all'Istituto sperimentale
agronomicodi Bari (tel. 080/5475011).
24.
TECNICO DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE Tutti sono pronti
a scommettere: la depurazione delle acque sarà il grande
affare del 2000. Fiumi, laghi, mari sono ormai attaccati senza
sosta da sostanze non degradabili (alluminio, sali di mercurio,
DDT), fosforo, idrocarburi, piombo tetraetile (benzina), scarichi
fognanti eccetera. Una politica di riduzione dell'inquinamento
sembra non rinviabile e il recente pacchetto Treu sul lavoro
va in questa direzione: il piano per la depurazione delle acque
nel Mezzogiorno, e in alcune aree del bacino del Po, dovrebbe
attivare 12.000 nuovi posti di lavoro.
Ma
quali saranno le figure professionali più richieste?
"Innanzitutto tecnici operativi - sostiene Luca Casai,
direttore di Cispel Toscana Formazione - che avranno compiti
perlopiù esecutivi e di controllo della macchine. Non
esistono ancora corsi di formazione specifici, comunque, per
queste mansioni, può andar bene un diploma tecnico o
professionale. Un secondo livello è poi quello del responsabile
operativo, che ha invece funzioni di coordinamento e direzione.
In questo caso è necessaria una laurea, in ingegneria,
fisica o chimica".
Per
chi fosse poi interessato al metodo biologico di depurazione
delle acque (probabilmente il più sicuro ed efficace)
la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche (Fast)
di Milano (02/76015672) organizza specifici corsi di formazione.
Il primo, di base, si rivolge a chi è completamente a
digiuno della materia e è aperto a tutti, laureati e
diplomati. Chi invece già opera nel settore, e desidera
aggiornarsi, può frequentare il corso avanzato.
25.
TECNICO DI MICROPROPAGAZIONE Utilizza la tecnica della
micropropagazione per la riproduzione in serie di piante a partire
da un unico germoglio (meristema). Una prima fase del lavoro
consiste nell'individuare gli esemplari migliori; da questi
verrà in seguito estratto il meristema, una sorta di
"matrice" che, al termine di un processo assai elaborato,
potrà produrre un numero teoricamente infinito di piantine.
In tempo di clonazioni sospette, il tecnico di micropropagazione
opera nel campo dell'agrobiologia, la cosiddetta agricoltura
"pulita". E un settore globalmente in crescita, che
risponde a una domanda ormai diffusa di prodotti naturali e
non "chimicizzati", e in cui già oggi la richiesta
di professionalità specifiche (tra cui appunto quella
del micropropagatore) supera l'offerta esistente sul mercato.
Secondo l'Irsi, nel 2005 la domanda di nuove professioni agrobiologiche
supererà quota 50.000.
Il
tecnico di micropropagazione opera all'interno di laboratori
di riproduzione, o anche direttamente alle dipendenze di grandi
aziende vivaistiche e ortofrutticole. Compatibilmente con il
suo livello di preparazione e specializzazione, può svolgere
attività di ricerca scientifica.
Difficile
indicare uno specifico corso formativo per una professione nuova
e non ancora riconosciuta giuridicamente. Comunque, alla necessaria
preparazione di livello universitario (evidentemente nei settori
agrario e biologico) sarà utile far seguire la partecipazione
a corsi di specializzazione promossi da università e
istituti di ricerca. Presso la facoltà di agraria dell'Università
di Pisa è attiva una Scuola di specializzazione in biotecnologia
vegetale che dura due anni e affronta argomenti che vanno dalla
micropropagazione alle tecniche di riproduzione più sofisticate.
Per chi fosse poi attratto dalla ricerca, segnaliamo, presso
la stessa facoltà, il Dottorato in propagazione. Suggeriamo
comunque di chiedere informazioni alle più vicine facoltà
di agraria e biologia.
26.
TECNICO DEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI Oggi si produce
in Ungheria, s'investe in India e si acquista in Francia. A
sapere come "muoversi" è il "tecnico degli
scambi internazionali", una nuova professione legata all'internazionalizzazione
delle imprese. "Siamo degli agenti di marketing - spiega
Giampaolo Covino, presidente dell'associazione nazionale -,
il nostro campo è la finanza mondiale. Ci occupiamo di
tutto: le tecniche doganali e bancarie, la contrattualistica,
gli aspetti legali e assicurativi". In Italia sono circa
tremila: "Le prospettive sono enormi, aprirsi al mercato
estero è un'esigenza sia delle piccole e medie imprese,
sia della pubblica amministrazione". Riguardo la formazione,
attualmente esistono sei lauree brevi in commercio estero e
numerosi master di specializzazione organizzati dal Cestud.
Per
informazioni: Associazione tecnici scambi internazionali - Via
Archimede 120 - 00197 Roma - Tel. (06) 80687125/7/9
27.
TECNICO DELLA TRASFORMAZIONE NEL SETTORE AGROBIOLOGICO E
una professione totalmente nuova, con buone prospettive di crescita
nel medio periodo. Sono necessarie allora tenacia e passione,
che non dovrebbero comunque rimanere insoddisfatte. Gli organismi
di controllo per le produzioni ecocompatibili non hanno dubbi:
le piccole e medie aziende avranno sempre più bisogno
di tecnici specializzati nel controllo di qualità dei
processi di trasformazione.
Come
ricavare da un cesto di mele una buona purea per fare marmellate
"biologiche"?
A
questo ed altro dovrà rispondere il nostro esperto, che
opererà prevalentemente come libero professionista e
consulente. Laureato in scienze alimentari e simili (ma anche
un diploma può bastare), dovrà poi innestare su
questa solida base tecnica una buona conoscenza delle norme
Uni-Iso e delle normative che regolamentano in modo specifico
il settore agrobiologico.
Per
ulteriori informazioni ci si può rivolgere agli organismi
di controllo (Vedi Tecnico controllore specializzato in agricoltura
biologica) e alle associazioni che si occupano di agricoltura
biologica, tra cui segnaliamo l' Associazione qualità
biologica di MIlano (Aqb, tel. 02/48843653). Utili informazioni
sul settore anche nel sito internet http//bionet.stm.it di Agripolis.
28.
TERAPISTA OCCUPAZIONALE Il terapista occupazionale
è il professionista che opera nell'ambito della prevenzione,
cura e riabilitazione delle persone colpite da disabilità,
permanenti o temporanee, utilizzando attività espressive,
artigianali, di gioco e della vita quotidiana. "Il nostro
scopo - dice Elena Fabbruzzi, presidente dell'associazione nazionale
- è aiutare l'individuo a sviluppare le proprie potenzialità,
ad adattarsi alle richieste dell'ambiente che lo circonda, a
partecipare alla vita nel modo più ampio possibile".
La filosofia della professione è tutta nello sviluppo
dell'autonomia, della propria creatività: "Cerchiamo
di restituire al malato la possibilità del fare, facendogli
riprendere quei ruoli attivi che conferiscono dignità
all'essere umano".
I
terapisti lavorano nelle strutture sanitarie pubbliche e private,
nelle scuole, nelle prigioni. "L'interesse - riprende Fabbruzzi
- è enorme. La domanda supera l'offerta, ci sono tanti
centri che richiedono operatori e noi non riusciamo a trovarglieli.
Attualmente siamo alcune centinaia, ma ci sarebbe lavoro per
almeno 5 mila persone". La professione è stata riconosciuta
soltanto il 17 gennaio scorso, quando il ministro della Sanità
Rosy Bindi ha varato il regolamento che ne chiarisce le competenze.
Il problema, adesso, è quello della formazione: "A
livello mondiale c'è uno standard che stabilisce un corso
formativo di tre anni, per complessive 3.500 ore divise tra
lo studio e l'applicazione della terapia occupazionale, il tirocinio.
Ma in Italia siamo ancora indietro, per ora occorre rivolgersi
alle poche scuole di terapisti della riabilitazione".
Per
informazioni: Associazione italiana di terapia occupazionale
(Aito) - Via Peralba 9 - 00141 Roma - Tel. (06) 9065348 - 0338/6884854