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IMPIEGO

PROFESSIONI EMERGENTI
Mestieri per il Duemila

1. AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO Il manager entra in casa. E il nuovo amministratore di condominio, che dovrà gestire un'attività sempre più complessa negli anni. Le novità sono all'ordine del giorno: la recente legge sulla sicurezza degli impianti termici, le regole urbanistico-edilizie per la costruzione dei parcheggi e così via. Ma non finisce qui. Un buon amministratore di condominio deve saper trattare con i suoi inquilini, appianarne i contrasti e rendere esecutive le decisioni assembleari.

Servono allora professionisti veri, mentre finora molti amministratori le loro competenze le hanno improvvisate, con risultati che molti di noi hanno provato sulle loro spalle. Ma le cose dovrebbero presto cambiare. E allo studio del Cnel una proposta di legge che dovrebbe rendere obbligatoria la partecipazione ai corsi di formazione o aggiornamento organizzati dalle associazioni di categoria autorizzate. Per ora, per fare l'amministratore di condominio basta un diploma di scuola media superiore.

Le prospettive occupazionali dovrebbero essere buone. In Italia ci sono un milione di edifici in condominio, abitati dal 90 per cento della popolazione. Secondo stime delle associazioni di categoria, nei prossimi anni ci sarà bisogno di 30.000 nuovi professionisti, che saranno chiamati a coprire nuovi posti e a sostituire molti improvvisatori. Proprio per questo, è utile fin da ora partecipare a un buon corso di formazione.

Per informazioni ci si può rivolgere a una delle associazioni di categoria: Anaci (sede nazionale a Roma, tel. 06/3215399); Anaip (sede nazionale a Roma, tel. 06/40500515); Anammi (sede nazionale a Roma, tel. 06/55272323); Appc/Alac (sede nazionale a Genova, tel. 010/298683); Fna (sede nazionale a Milano, tel. 02/33105242).

2. ANALISTA FINANZIARIO Esperto incaricato di fornire la propria valutazione su ogni decisione di carattere finanziario che riguarda l'azienda per cui lavora. L'analista finanziario deve essere in grado di esaminare bilanci e andamenti finanziari, titoli, stato di salute, redditività e struttura della propria azienda, in modo da indirizzarne l'attività verso le migliori opportunità di investimento possibili. Di solito lavora alle dipendenze, ma può anche prestare la sua opera come libero professionista e consulente. Una professione vecchia, si potrebbe pensare. In realtà non è così: mercato unico globale e internazionalizzazione dei capitali richiedono competenze sempre più vaste e allora l'analista finanziario del 2000 dovrà destreggiarsi tra le insidie delle Borse di tutto il pianeta.

Aumentano le prospettive, certo ma anche la difficoltà delle analisi e delle strategie da adottare. In questo contesto, l'aspirante analista finanziario avrà buone chance di sbocco occupazionale (l'Irsi prevede 5000 addetti al 2005), ma solo se saprà dotarsi di una sempre maggiore specializzazione. La preparazione di base può anche limitarsi al diploma di ragioneria (anche se una laurea di indirizzo economico è preferibile). Quello che più conta è la formazione continua: e allora ben vengano esperienze e stages presso società di certificazione e revisione di bilancio, nonché‚ la partecipazione a corsi di specializzazione. Presso la Luiss di Roma sono attivati corsi su due livelli. Il primo, con una forte connotazione tecnico-operativa, dura poco più di un mese ed è rivolto anche ai diplomati. Mira a fornire strumenti utili all'analisi previsionale dell'andamento dei titoli ed è ideale quindi anche per chi intenda lavorare in proprio, come consulente o promotore. Il corso di secondo livello, "Gestione finanziaria e mercati", si rivolge invece esclusivamente ai laureati, dura quattro mesi ed entra nel dettaglio della struttura e dell'analisi tecnica dei mercati. Più specializzato il corso di financial management organizzato dalla Bocconi di Milano. Frequentato di solito da chi già opera nel settore, è utile anche ad un neolaureato che voglia arricchire il proprio curriculum professionale.

3. ASSISTENTE SOCIALE A DOMICILIO L'invecchiamento della popolazione e il trasferimento di grosse fette di assistenza dalla famiglia alla società rendono questa figura sempre più richiesta sul mercato, soprattutto da parte delle cooperative di servizi sociali.

Nonostante questo, il suo status professionale resta ancora poco determinato. Esiste soltanto un rapporto del 1983, redatto dal ministero degli Interni, sulla definizione dei profili socio-assistenziali. Sulla base di questo documento, le singole regioni hanno poi legiferato autonomamente. E comunque una professione in rapida evoluzione. "L'assistenza domiciliare è nata per handicappati e anziani - dichiara Fabrizio Bonugli, responsabile dei corsi di formazione per la Cooperativa Cotrad di Roma -, ma questa veste le va ormai stretta. Minori a rischio e malati terminali sono soltanto alcuni dei settori innovativi che occorre tenere d'occhio, mentre anche la formazione andrebbe ritarata su queste nuove specificità". Chiunque può fare assistenza domiciliare. Le singole regioni organizzano corsi di formazione a cui si può partecipare con il semplice diploma di scuola media inferiore. "Ma in realtà - conclude Bonugli - assistiamo ad una notevole crescita di interesse per questa professione. Ai nostri corsi partecipano anche laureati in psicologia, desiderosi di qualificare concretamente le proprie competenze, mentre molte regioni organizzano ulteriori corsi di specializzazione per singole aree di intervento".

4. AUDITOR I primi risalgono addirittura a Giulio Cesare. Il Senato dell'antica Roma, infatti, temendo che l'imperatore potesse "fare la cresta" sui bottini di guerra, gli metteva alle costole gli "auditores", i controllori dell'epoca. Adesso si chiamano "auditors" e verificano, all'interno delle aziende o come consulenti esterni, che il sistema dei controlli (finanziario, amministrativo o legato alla sicurezza dei dipendenti) sia perfettamente funzionante. "Il nostro lavoro - spiega Ennio Ciampoli, vicepresidente dell'associazione nazionale - non è di tipo ispettivo: noi rileviamo le inefficienze, le verifichiamo insieme ai responsabili del settore, le spieghiamo all'amministratore delegato della società. Il nostro compito finisce qui". Una figura, quindi, che racchiude esigenze diverse: la revisione dei conti, la certificazione del bilancio, l'attendibilità dei risultati, la correttezza dei rapporti di lavoro.

Gli auditors sono molto diffusi nel mondo anglosassone, e ora stanno arrivando in Italia. A richiederli sono, innanzitutto, le grandi imprese, ma offerte cominciano a venire dalle banche e dalle strutture pubbliche. "Attualmente - continua Ciampoli - siamo duemila, ma il numero è in forte crescita. Con l'unità europea il nostro apporto diverrà indispensabile, per questo tantissimi giovani partecipano ai corsi formativi o fanno tesi su questa professione". Quale preparazione è necessaria? "Un diploma in ragioneria o una laurea economica vanno benissimo, in attesa che le università approntino percorsi ad hoc. E poi c'è una formazione specifica che, tramite corsi o master, sta iniziando a muovere i primi passi".

Per informazioni: Associazione italiana internal auditors (Aiia) - Viale Majno 7/a - 20122 Milano - Tel. (02) 783673, fax 784882.

5. BUYER In Italia si chiama "approvvigionatore". Ma la parola non è elegante, per questo si preferisce l'inglese "buyer". "Noi siamo quelli che nelle imprese - spiega Vincenzo Patanè, vicepresidente dell'associazione nazionale - si occupano di acquistare tutto ciò che serve allo svolgimento dell'attività dell'azienda". Si va quindi dalla selezione del fornitore alla pianificazione degli acquisti, dalla responsabilità sui magazzini all'ottimizzazione delle scorte, fino all'intera gestione dei materiali. Lo slogan dei buyer è: qualità giusta al momento giusto e al prezzo giusto. Cosa vuol dire? "La qualità giusta non è sempre la migliore, dipende da ciò che l'azienda produce. Il momento giusto è in relazione alle scorte accumulate: comprare quando la merce serve veramente. Il prezzo giusto non è detto che sia il più basso, un fornitore che assicura un buon servizio vale sicuramente qualche lira in più".

La presenza del buyer è già abbastanza diffusa nelle aziende industriali e manifatturiere. "La nostra professionalità è sempre più richiesta, negli ultimi tempi stiamo entrando anche nelle imprese di servizi, nelle banche e nelle aziende pubbliche". E passiamo con la formazione. "Una laurea - conclude Patanè - è ovviamente preferibile, ma anche il diploma va benissimo. Soprattutto contano le qualità personali: correttezza, caparbietà, capacità di comunicazione, chiarezza negli obiettivi e determinazione nel raggiungerli". L'associazione è articolata in sezioni regionali, presenti in tutti il centro-nord (per il sud il riferimento è il Lazio), dove organizza specifici corsi formativi.

Per informazioni: Associazione italiana di management degli approvvigionamenti (Adaci) - Viale D. Ranzoni 17, 20149 Milano - Tel. 02/40072474.

6. CONTROLLORE SPECIALIZZATO IN AGRICOLTURA BIOLOGICA Tecnico incaricato di controllare e certificare le produzioni e le trasformazioni dei prodotti agricoli ottenuti per mezzo dei metodi biologici. Il metodo biologico esclude tutti i prodotti chimici di sintesi, fertilizzanti e pesticidi, sostituendoli con i prodotti e le procedure tecnico-agronomiche consentite dal regolamento Cee 2092 del 24 maggio 1991. Le aziende che operano nel settore devono sottoporre la loro produzione a specifici organismi di controllo, riconosciuti dal Ministero dell'agricoltura e incaricati di fornire la necessaria certificazione.

E qui entra in gioco il nostro tecnico. Anche perché‚ in Italia il settore dell'agricoltura ecocompatibile è in forte crescita: nel giro di tre anni le superfici agricole destinate alle produzioni biologiche sono quadruplicate, passando dallo 0,5 per cento della Sau (superficie agricola utilizzata), nel 1993, al 2,5 per cento nel 1996. Circa 300.000 ettari in totale; forse non molto in termini assoluti, ma il trend fa pensare a una crescita futura assai sostenuta. Ci sarà allora sempre più bisogno di tecnici controllori preparati, che opereranno presso i citati organismi di controllo.

Secondo il decreto ministeriale numero 220 del 17 marzo 1995, possono accedere al ruolo i possessori di "diploma di laurea in scienze agrarie, scienze forestali, scienze e tecnologie alimentari, scienza delle produzioni animali, chimica, biologia e titoli equipollenti (diploma di perito agrario, perito chimico, alimentarista ed equipollenti)". Non solo laureati, dunque, anche se poi andranno seguiti i training interni organizzati dagli stessi organismi di controllo. Ci si può rivolgere allora a: Biogragricoop (Via Fucini 10 , 40033 Casalecchio di Reno, Bologna, tel. 051/6130512), Aei (Via Balduino 25, 95138 Catania, tel. 095/433071), Qc & I (Strada Olmo Valle 2/H5, 06074 Perugia, tel. 075/5171630), Ccpb (Viale A. Masini 4/II, 40126 Bologna, tel. 051/254688), Codex (via Freguglia 10, 20100 Milano), Aiab (via Ponte Muratori 6, 41058 Vignola, Modena, tel. 059/763774), Imc (Via F.lli Bandiera 61, 60019 Senigallia, Ancona, tel. 071/7920056), Associazione suolo e salute (Località Sterpeti 30, 61030 Montefalcino , Pesaro, tel. 0721/725365).

Per informazioni generali sull'agricoltura biologica, si può fare riferimento anche al sito http://bionet.stm.it di Agripolis.

7. ESPERTO DI TURISMO Opera all'interno di enti e imprese turistiche, dove si occupa della gestione del prodotto turistico e della sua vendita e promozione verso settori di mercato individuati tramite politiche di marketing. Si occupa anche del miglioramento dei servizi offerti alla clientela e cura i rapporti con tour operator e corrispondenti esteri.

La vita media si allunga, l'orario di lavoro diminuisce, aumenta il tempo libero: tutte condizioni ottimali per lo sviluppo del settore. Aumenta però anche la concorrenza, e le aziende turistiche hanno bisogno di manager sempre più preparati. Un diploma di Istituto tecnico per il turismo può non bastare, soprattutto se si opera in grandi realtà imprenditoriali. Meglio una laurea, e meglio ancora se seguita da un corso di specializzazione. "Il marketing turistico è una materia complessa - sostiene Nicola Fabbri, ricercatore della Bocconi -, che richiede conoscenze vaste e differenziate: economia, tematiche ambientali, normative legali e fiscali, funzionamento del settore pubblico, statistica eccetera". Ma occorre soprattutto saper trattare con la gente, cercare di indovinarne i desideri. "Proprio per questo - continua Fabbri - si tratta di una professione aperta a tutti. Soltanto un terzo degli iscritti ai nostri corsi proviene dalla facoltà di economia e commercio, molti hanno fatto studi umanistici. E sono anche tanti quelli che al momento di iscriversi già svolgono un'attività, e che avvertono la necessità di perfezionarsi".

E gli sbocchi? Sono molti e diversificati. Innanzitutto la ricettività, soprattutto se di grandi dimensioni, e quindi con molti livelli professionali intermedi: alberghi, campeggi, residence, villaggi turistici.

Poi c'è l'organizzazione dei viaggi (tour operator) e il settore pubblico e simili (beni culturali, enti locali eccetera, associazioni di categoria). Il marketing turistico è sempre più presente nella politica delle compagnie di trasporti, che hanno ormai la quota maggiore dei introiti proprio dagli spostamenti turistici.

8. FORMATORE Libero professionista o alle dipendenze di un'impresa. Comunque indispensabile. Il "formatore" è colui che progetta, coordina e realizza i corsi di formazione all'interno di un'azienda. Si occupa della qualificazione professionale e del continuo aggiornamento dei dipendenti, e della selezione dei candidati per l'assunzione. "Una professione nuova per l'Italia, mentre è già molto diffusa nei paesi anglosassoni" dice Roberto Panzarani, presidente dell'associazione nazionale. "Gestire le risorse umane, questo è il nostro compito. L'azienda individua, di anno in anno, i bisogni formativi del personale e affida a noi la realizzazione del programma". Un formatore deve essere in grado di organizzare qualsiasi cosa: dai corsi per venditori a quelli di budget di controllo, dalle tematiche finanziarie alla qualificazione dei manager, dalla comunicazione agli aspetti delle singole qualifiche. E decidere sia le forme e gli strumenti migliori per fronteggiare le necessità dell'azienda, sia se affidarne la gestione a personale interno oppure a consulenti esterni.

"Sicuramente è una professione per laureati, preferibilmente in materie umanistiche: sociologia, psicologia, lettere. Occorre poi essere aggiornati sulle più moderne tecniche di training, e magari avere contatti con esperienze straniere". Attualmente sono circa un migliaio: "Le grandi aziende - conclude il presidente Panzarani - ormai hanno tutte un formatore, ma anche le imprese più piccole stanno accorgendosi che, per competere sul mercato, occorre la nostra presenza". L'associazione è presente a Milano e a Roma, dove organizza corsi per avvicinarsi a questa professione.

Per informazioni: Associazione italiana formatori (Aif) - Via Vincenzo Monti 4, 20123 Milano - Tel. (02) 4690609.

9. LAVORATORE SOCIALMENTE UTILE Il lavoro socialmente utile non è una professione nel senso tradizionale del termine. E tuttavia uno strumento che, in tempi di magra occupazionale come i nostri, sarà sempre più utilizzato dalle amministrazioni, centrali e periferiche. Con un rischio, però: il proliferare di progetti che vanno nelle direzioni più disparate può dissipare quell'idea concreta di pubblica utilità che è il nocciolo stesso del lavoro socialmente utile.

E allora, invece che produrre nuove capacità da investire poi sul mercato, i lavori socialmente utili diverranno semplici strumenti assistenziali. Utili, in molti casi, nel garantire un reddito minimo: ma per poco tempo e senza molte prospettive future. I giovani interessati ai lavori socialmente utili dovranno allora guardare anche agli aspetti realmente formativi dei vari progetti proposti, e scegliere soprattutto in base a questi elementi.

Quando un progetto di lsu va incontro a un settore in crescita, i risultati sono interessanti. Ci riferiamo, in particolare, ad un'iniziativa organizzata dal ministero dell'Ambiente in collaborazione con Cispel-Federambiente. Il settore è quello del recupero e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. "Con la ristrutturazione del sistema di riciclaggio - ha dichiarato recentemente il ministro dell'Ambiente, Edo Ronchi - pensiamo ad una crescita media annua di 4.000 addetti". Ecco quindi che partecipare ad un progetto simile significa acquisire competenze professionali spendibili in seguito su un mercato in espansione. Cosa si può fare di un frigorifero vecchio? Tanto, a leggere il progetto citato. Dodici piattaforme operative sparse in altrettante regioni, "abitate" da 756 lavoratori disoccupati, serviranno a recuperare materiali ed energia dagli elettrodomestici dismessi (compressori, parti in vetro, lampadine, neon, guarnizioni, termostati, freon).

L'iniziativa si articolerà in quattro fasi: selezione e avviamento degli operatori (addetti alla raccolta, autisti, addetti alla movimentazione, addetti allo smontaggio, addetti alla contabilità), formazione tecnica, attività operativa e, infine, 70 ore di formazione imprenditoriale. Già, perché‚ lo scopo ultimo dell'iniziativa è quello di favorire, attraverso la costituzione di una società mista, la creazione di nuove imprese di recupero che vedano come protagonisti gli stessi lavoratori impegnati nel progetto.

10. LOGISTIC MANAGER , esperto di logistica. In un'impresa industriale o commerciale guida, a livello di sistema, gli acquisti, la programmazione della produzione, la gestione dei magazzini, dei prodotti finiti e della loro distribuzione fisica. Tipica attività di coordinamento, con funzioni dirigenziali, organizzative, finanziarie, strategiche e gestionali. L'esperto di logistica opera quasi sempre alle dipendenze. Nelle piccole aziende si occupa di tutte le mansioni sopra indicate, mentre nelle realtà più grandi la sua attività è divisa fra due settori strategici: logistica produttiva e distributiva. La professione non è ancora riconosciuta giuridicamente, e pertanto non esiste un corso di studi specifico. Per chi opera in piccole imprese un diploma di perito industriale può essere sufficiente; nelle realtà più grandi il logistic manager è di solito un ingegnere o un laureato in economia e commercio.

L'Associazione italiana di logistica (Ailog), con sede a Milano (tel. 02/66710622), organizza corsi di specializzazione di vario livello e grado. Da segnalare il Corso base di logistica integrata, al quale si può accedere anche con un semplice diploma di scuola secondaria.

11. MANAGER DEL CREDITO Il "ragioniere" del Duemila. Il "credit manager" è sempre più richiesto dalle imprese italiane: "Il nostro compito è gestire il credito commerciale nelle aziende - spiega Italo Bussoli, segretario dell'associazione nazionale -, stabilendo come, quando e a chi concedere i fidi.

Ci preoccupiamo, in sostanza, d'incassare i crediti e di controllare la solvibilità del cliente". Deve quindi sapere di gestione di cassa e tesoreria, curare i rapporti con le banche, risolvere le temporanee crisi di liquidità delle aziende. "In Italia è una professione nuova, mentre negli Stati Uniti e nel nord Europa non esiste impresa che non abbia il credit manager. Attualmente siamo alcune centinaia, ma il numero è destinato a salire". E la formazione? "La laurea in Economia - conclude Bussoli - è molto apprezzata, ma anche un buon ragioniere può rivestire questo ruolo".

Per informazioni: Associazione credit manager italiani (Acmi) - Corso Venezia 49 - 20121 Milano - Tel. (02) 76000598, fax 76005543.

12. OPERATORE AGRITURISTICO Gestisce attività ricettive nel settore agrituristico, seguendone gli aspetti connessi (fiscali, legali, amministrativi, agricoli) e curando in particolare tutto ciò che può contribuire a rendere gradevole il soggiorno degli ospiti. L'operatore agrituristico, che può essere il possessore del fondo o un semplice affittuario, deve saper far tutto: l'agricoltore specializzato (secondo la legge numero 730 del 5 dicembre 1985, la coltivazione del fondo, la silvicoltura e l'allevamento del bestiame devono rimanere preponderanti nell'attività di un'azienda agrituristica), il commerciante, l'albergatore, e magari anche l'animatore. "I prodotti che tirano - dichiara Marco Boschetti, vice presidente di Turismo Verde della Lombardia - sono sempre più particolari e di nicchia, anche perché‚ gli altri si trovano sui mercati tradizionali a prezzi che il coltivatore agrituristico non può battere. Bisogna specializzarsi nelle produzioni di qualità: erbe officinali, norcineria raffinata, formaggio ricavato da latte di capra e così via". E poi c'è il marketing. Già, perché‚ questi prodotti bisognerà pur venderli, in qualche modo!

Può essere utile partecipare allora a uno dei corsi per operatori agrituristici organizzati dalle associazioni di settore: Turismo Verde (della Confederazione italiana agricoltori, tel. 06/3611051), Agriturist (della Confagricoltura, tel. 06/68521), Terra Nostra (della Coldiretti, tel. 06/46821). Quella dell'operatore agrituristico è comunque una professione aperta a tutti. Non è affatto necessario partire da un diploma di settore (perito agrario o turistico) o comunque da conoscenze specializzate. "Se fino a qualche anno fa - continua Boschetti - i nostri corsi venivano frequentati quasi esclusivamente da imprenditori agricoli tradizionali, ormai molti dei nostri allievi sono professionisti, operatori sociosanitari e insegnanti. Hanno un'istruzione medio-alta e sono portatori di altre esperienze, vitali in un settore che ha bisogno di continua innovazione".

Infine, un ultimo consiglio: occhio ai contributi regionali ed europei per le ristrutturazioni, l'imprenditoria agrituristica giovanile e le produzioni biologiche.

13. OPERATORE DI FRANCHISING Cura tutte le trattative e le "azioni" volte alla creazione e al mantenimento di una rete di imprese affiliate in rapporto di franchising con la "casa madre". Ma cosa è esattamente il franchising? Si tratta di un accordo commerciale tra un'impresa promotrice e un'impresa aderente. La prima, il cosiddetto franchisor, concede alla seconda, il franchisee, lo sfruttamento di un marchio per la vendita di beni e servizi uguali o diversi da quelli prodotti dalla stessa.

I compiti dell'operatore di franchising, che lavora in un settore in grande espansione, variano a seconda delle dimensioni del franchisor. Nelle piccole aziende si occupa di tutto, dalla creazione della rete agli aspetti contrattuali, organizzativi e fiscali. Nelle realtà più grandi avremo invece un profilo gestionale (assistente gestione franchising), distinto da un altro profilo operante nell'ambito dello sviluppo (assistente sviluppo franchising). In generale, l'operatore dovrà seguire l'affiliato sin dall'avviamento dell'attività di vendita, e assisterlo e consigliarlo in tutte le evenienze. "Quella dell'operatore di franchising - ci ha detto Michele Scardi, Segretario generale dell'Associazione italiana del franchising (Aif) - è una tipica funzione 'ponte' tra la sede madre e gli uomini sul campo. Il nostro esperto dovrà saper mediare tra interessi talvolta diversi, e, contemporaneamente, essere per il franchesee un fratello maggiore: comprensivo, certo, ma che qualche volta arriva anche ad alzare la voce".

E insomma un compito delicato, che riunisce competenze molto diversificate. Proprio per questo è difficile indicare un preciso percorso formativo. "Certo, meglio una laurea in economia che non in lettere antiche - continua Scardi -. Comunque, siamo al di fuori delle specializzazione spinte, e, visto che si ha a che fare con persone, magari anche un dottore in lettere va bene!".

Non esistono corsi di formazione specifici, e allora si può cominciare dalla lettura di qualche buon libro: il Manuale del franchising, di M. Amoroso, G. Bonani e P. Grassi (Maggioli, 1996); Fare affari con il franchising, di A. Fossati (Sperling and Kupfer, 1996): Franchising? Sì, peròà, di G. Ravazzi (Franco Angeli, 1996). Infine, l'Aif (tel. 02/29003779) ha appena pubblicato un Repertorio dei franchisors italiani, con storia, attività e dimensioni di 430 aziende del settore: un utile fonte per reperire indirizzi a cui inviare il proprio curriculum.

14. OPERATORE DI LEASING Addetto alla gestione delle procedure e degli accertamenti riguardanti i servizi di leasing offerti dall'azienda presso cui opera. Bisogna innanzitutto distinguere fra due tipologie di leasing, finanziario e operativo. La prima tipologia è quella tradizionale, e consiste in un'attività di finanziamento: la società acquista un bene e lo dà "in affitto" a un utilizzatore. Al termine del periodo prestabilito, l'utilizzatore può rinnovare la locazione, restituire il bene o acquistarlo (detraendo evidentemente i soldi già versati per il canone).

Sempre più diffuso il leasing operativo: la locazione, senza possibilità di "riscatto finale", di beni in serie (macchine utensili, computer eccetera), diffusa soprattutto nei settori dell'artigianato e dell'agricoltura. Il costo del leasing supera di solito quello di un mutuo bancario, ma il suo grande successo è dovuto alla detraibilità fiscale delle spese sostenute. L'operatore di leasing opera di solito presso gli istituti di credito, ma grande sviluppo hanno avuto negli ultimi anni le società specializzate.

Cosa deve fare chi intende lavorare nel leasing? "Non esiste un percorso formativo univoco - sostiene Fabrizio Marafini, vicedirettore dell'Associazione italiana leasing (Assilea) -, anche perché‚ le grandi società hanno al loro interno vari profili professionali. Per le mansioni tecnico-operative può andar bene un diploma di scuola secondaria superiore (ragioneria, informatica); per le funzioni direttive è invece necessaria una laurea, in economia e commercio o giurisprudenza". La cosa più utile da fare è comunque quella di mandare il proprio curriculum alle società che operano nel settore.

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere all'Assilea (tel. 06/86211271).

15. OPERAIO QUALIFICATO TESSILE Il settore è dei più tradizionali: filatura e tessitura, abbigliamento, stoffe, calzature. Eppure, innovazione tecnologica e miglioramento dei processi produttivi delineano figure professionali emergenti o, addirittura, del tutto inedite.

Cominciamo con la filatura e tessitura. Le grandi aziende non producono più enormi quantità dello stesso prodotto; sugli stessi telai si alternano prodotti diversi, a seconda delle sollecitazioni del mercato. C'è bisogno allora di abili addetti alla programmazione della produzione, capaci di guidare le trasformazioni a seconda delle richieste dei clienti. Un perito tecnico industriale ben preparato risponde di solito a questi requisiti. Gli impianti per la tessitura e filatura sono sempre più sofisticati e computerizzati: servono allora tecnici manutentori informatici.

Veniamo ora al comparto abbigliamento. I nuovi modelli si progettano al computer: carta e penna sono nel cassetto. Il tradizionale stilista, che ha frequentato una scuola di moda, o magari un istituto d'arte, deve essere in grado di lavorare davanti a una tastiera.Si tratta di una professione quasi del tutto inedita, ed è pertanto difficile indicare un percorso formativo ben definito. Ancora. Le grandi quantità di stoffa non si tagliano più a mano. Il laser offre insieme precisione e rapidità d'esecuzione, ma ha bisogno di operatori specializzati, di solito periti tecnici industriali. Anche la vecchia figura del magazziniere cambia. Nelle grandi industrie del settore (ad esempio la Playtex di Pomezia) oggi il magazziniere opera davanti ad una tastiera di computer: è la macchina a prelevare il tipo di merce richiesta, nello scaffale giusto e nella quantità desiderata.

L'altro settore importante del tessile è quello delle stoffe tinte. La cosiddetta "nobilitazione" dei tessuti. Cresce di importanza la figura dell' addetto alla cucina dei colori: un perito chimico, con conoscenze informatiche, che ha il compito di "concretizzare" i modelli progettati, provando le fibre e i colori adatti. Forse non tutti lo sanno, ma nel tessile ci sono anche le calzature. E qui il discorso va in direzione opposta. A mancare non sono operatori specializzati, ma figure tradizionali, al confine con la pratica artigianale. Le aziende, che proliferano soprattutto tra Prato e Pistoia, non trovano più bravi "tagliatori" di pelle. Attenzione, non è un compito da poco. Un cattivo taglio produce sfaldature e la pelle non rende.

16. PERITO MECCANICO DEL PACKAGING L'Italia contende alla Germania il primato mondiale nella costruzione di macchine per il confezionamento e l'imballaggio. Il settore è in forte crescita. Tra il 1993 e il 1996 sono stati creati 3300 nuovi posti di lavoro; negli stessi anni il fatturato delle aziende è cresciuto dell'80 per cento e le esportazioni sono più che raddoppiate. Nonostante questo, le imprese del settore (che operano prevalentemente in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Triveneto) non riescono a trovare periti meccanici preparati: montatori, progettisti, disegnatori e operatori di macchine utensili. Secondo una recente indagine dell'Unione costruttori italiani macchine automatiche per il confezionamento e l'imballaggio (Ucima), ad esempio, ben il 56 per cento delle imprese campione ha grandi difficoltà nel reperire di progettisti meccanici.

Eppure si tratta di un settore innovativo e creativo, particolarmente stimolante per un giovane che voglia crescere e sviluppare competenze assai richieste sul mercato del lavoro. La produzione in serie è praticamente inesistente; quasi ogni macchina ha caratteristiche specifiche e tarate sulle esigenze dei singoli clienti. Insomma, non è vero che con l'avvento dell'elettronica le professioni meccaniche non servono più.

Anzi, in questo particolare settore è vero il contrario: molte aziende sono state costrette a riconvertire in proprio periti elettronici!

Per un perito meccanico motivato, si aprono anche interessanti prospettive retributive: da uno stipendio iniziale che va oltre il milione e mezzo si può arrivare ai sei milioni che di chi, come il montatore, svolge la sua attività prevalentemente all'estero.

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere all'Ucima (con sede a Milano; tel. 02/33611557), che ha tra l'altro allo studio la realizzazione (insieme all'Ektema di Reggio-Emilia,) di corsi di conversione per periti elettronici/elettrotecnici e l'addestramento su macchine utensili di persone che non hanno portato a termine il normale ciclo di studio nelle scuole tecniche.

17. PROGETTISTA ESPERTO DI CAD E CAM Molti prodotti industriali vengono ormai progettati e realizzati con l'intervento insostituibile del computer. Soprattutto nei comparti più avanzati: aeronautica, microelettronica, meccanica di precisione. Servono allora tecnici specializzati in grado di guidare processi informatizzati.

L'operatore di Cad (computer aided design), in particolare, è il moderno disegnatore/progettista informatizzato. Dopo aver introdotto nel computer tutti i parametri del progetto, interviene direttamente sulle visualizzazioni del calcolatore e definisce le coordinate del disegno che sarà poi riprodotto dalla stampante o dal plotter.

Successivamente, interviene l'operatore di Cam (computer aided manifacturing), che controlla e guida le operazioni delle macchine robotizzate che realizzano il prodotto.

L'operatore di Cad è generalmente un disegnatore tecnico, mentre l'operatore di Cam è un perito industriale o un diplomato proveniente dall'Istituto professionale di stato per l'industria e l'artigianato. In entrambi i casi, però, c'è bisogno di una riqualificazione informatica. E quindi necessario frequentare corsi di formazione organizzati dalle regioni o da centri di formazione aziendale. Segnaliamo, in particolare, i corsi attivati dall'Ifoa di Reggio-Emilia (tel. 0522/329111).

18. PUBBLICITARIO Il pubblicitario è sempre richiestissimo. Vende gli spazi televisivi e dei giornali, lavora nelle agenzie che fanno studi di settore, progetta le campagne per i prodotti. "La nostra professione - dice Luigi Rinaldi, presidente dell'associazione nazionale - riguarda tutto ciò che è comunicazione. Siamo i portatori delle esigenze del prodotto, ne individuiamo gli acquirenti, le spese, il messaggio, il periodo migliore per il lancio". Un esperto di "advertising" deve avere una vasta cultura: "Direi che un buon liceo è la scuola migliore. Poi serve un inglese perfetto, molta creatività, la conoscenza delle nuove tecnologie". E una professione da consigliare? "Certamente. Gli spazi ci sono, gli investimenti crescono. E oggi, tra lauree brevi, scuole di comunicazione e master di specializzazione, c'è solo l'imbarazzo della scelta".

Per informazioni: International advertising association - Viale Majno 21 - 20122 Milano - Tel. (02) 760521

19. RISK MANAGER Il "risk manager" è il tecnico che, all'interno di un'azienda, effettua l'analisi dei rischi connessi al funzionamento delle macchine e dei sistemi utilizzati per la produzione. Ma non solo: "Il nostro campo - dice Paolo Sciacca, presidente dell'associazione nazionale - è la gestione dei rischi "puri", cioè legati all'intera attività.

Alcuni esempi? Il trasporto dei valori, gli obblighi dell'impresa verso i nuovi assunti, la salvaguardia di beni e persone di un nuovo stabilimento, gli atti di sabotaggio agli impianti, il viaggio in missione di un dipendente". Individuati i pericoli, il risk manager predispone un piano strategico per la protezione, ricorrendo sia a interventi di carattere organizzativo o strutturale, sia alle possibili coperture trattando direttamente con le compagnie assicurative.

"Scegliere le polizze e fare i contratti - continua Sciacca - è solo l'ultimo dei nostri compiti: la gran parte del nostro lavoro consiste nello studio delle cause degli eventuali sinistri e nella gestione del rapporto tra l'esposizione ai rischi e le spese per la copertura".

Una professione, quindi, trasversale: ogni reparto ha le proprie caratteristiche e il risk manager deve conoscerli tutte, tenendo sempre conto dell'interesse generale. In Italia sono circa duemila, distribuiti soprattutto nelle grandi aziende: "Ma ormai anche le piccole si stanno accorgendo che la nostra consulenza è indispensabile". Infine, la formazione. "Esistono - conclude il presidente dell'Anra - sia lauree specifiche, come quelle in "Scienze bancarie, finanziarie e assicurative", sia corsi formativi organizzati da noi e da altre associazioni".

Per informazioni: Associazione nazionale risk manager e reponsabili assicurativi (Anra) - Viale Coni Zugna, 53 - 20144 Milano - Tel. (02) 58103300

20. SEGRETARIO COMUNALE Avete letto bene: segretario comunale. In questo dizionarietto di professioni nuove, emergenti, o vecchie in via di trasformazione, c'è spazio per il tanto vituperato pubblico impiego. E soprattutto per gli enti locali, dove riforme e nuove leggi stanno ridisegnando i vecchi profili professionali.

Per esempio quello del segretario comunale. Che è stato finora il "cane da guardia" di sindaco e giunta, con l'incarico di dare un parere di legittimità vincolante su ogni atto del comune. Ora non sarà più così. I comuni si stanno trasformando in piccole aziende: non hanno più bisogno di controllori e vogliono manager . Con la legge Bassanini potranno nominare dei direttori generali e i segretari comunali si candidano autorevolmente per questo ruolo strategico. Il "nuovo segretario generale" potrà diventare capo del personale e responsabile-coordinatore dei dirigenti che operano nei vari settori di servizio.

Cambia il suo status: non più nominato dal ministero degli interni, ma dipendente del comune e scelto personalmente dal sindaco. Il "segretario comunale professionista" ( così lo definisce la legge Bassanini), dopo aver superato una sorta di esame di stato, entrerà a far parte di un albo professionale da cui ogni sindaco potrà pescare a suo piacimento. "E in sostanza il modello del city manager americano - sostiene Fiorenzo Narducci, consulente dell'Anci per la finanza locale - . Un vero e proprio libero professionista 'a contratto' e legato al singolo sindaco". Anche il percorso formativo dovrà adeguarsi. "Per legge - continua Narducci - il segretario comunale deve essere laureato in una disciplina economica o giuridica. Ma è evidente che, prevalendo le mansioni aziendali-gestionali sulla vecchia funzione di controllo, la sua formazione sarà sempre più sbilanciata sul versante economico".

21. SPECIALISTA DI MATERIALE PROPAGATIVO PER AGRICOLTURA BIOLOGICA Secondo il regolamento Cee 2092 del 1991, e successive variazioni, entro il 2000 tutto il materiale di propagazione vegetativa (per capirci: sementi e piantine d'origine da cui nascono le grandi colture) dovrà essere prodotto con il metodo biologico. Si apriranno sicuramente spazi interessanti per tecnici esperti in materia, visto che vivai e grandi aziende del settore non hanno al loro interno il know how necessario per un simile mutamento. Come per le altre professioni agrobiologiche, occorrono anche qui pazienza e forti motivazioni: le prospettive dovrebbero essere buone, ma non immediate. Il percorso formativo ideale prevede una laurea (ma anche un diploma può bastare) in scienze agrarie, forestali, alimentari ed equipollenti.

Per ulteriori informazioni, ci si può rivolgere ad aziende che già praticano il metodo biologico. Segnaliamo: Flora 2000 Vivai (Bologna, tel. 051/800406) e Omezzolli Vivai piante biodinamiche (Trento, tel. 0464/551642).

22. TECNICO DELLA QUALITA' Indica genericamente l'esperto incaricato di eseguire i controlli di processo e di gestione necessari a garantire la qualità di un prodotto o di un servizio. In un'azienda industriale verifica materie prime e semilavorati, segue da vicino i processi produttivi e, alla fine del ciclo, controlla la qualità del prodotto finito per mezzo di strumenti di rilevazione e taratura. Le imprese industriali hanno cominciato ad occuparsi di qualità a partire dai primi del 900, con l'avvento della produzione di massa. Se inizialmente il controllo di qualità era riferito esclusivamente al prodotto finito, nel corso dei decenni si è affermata un'idea della qualità che coinvolge ormai tutto il sistema organizzativo dell'impresa (progettazione, amministrazione, commercializzazione) e che richiede tecnici sempre più preparati e specializzati.

In un mercato in cui la concorrenza mondiale cresce alla velocità della luce, certificare la qualità della propria offerta non è più un optional, soprattutto da quando, a partire dal marzo 1987, gli standard internazionali sono stati unificati. Quali gli sbocchi professionali ? Il tecnico della qualità opera di solito all'interno delle aziende, oppure presso istituti incaricati di certificare la qualità dei prodotti. "Certo, non siamo più al boom degli anni ottanta - dichiara Enzo Formisano, responsabile assistenza alle direttive e corsi dell'Istituto italiano del marchio di qualità (Imq) - , ma aumentano comunque le opportunità di libera professione. Molte aziende trovano infatti conveniente rivolgersi a consulenti esterni che attestino la qualità dei propri prodotti".

Per svolgere questa professione è sufficiente un diploma di perito tecnico, a patto che lo si faccia però seguire da corsi di formazione e aggiornamento presso istituti specializzati. Segnaliamo l'Istituto italiano del marchio di qualità (Imq), con sede a Milano, per il settore elettronico-elettrotecnico (tel. 02/50731); l'Istituto italiano dei plastici (Iip), con sede a Milano (02/3314930); l'Istituto italiano di garanzia dell qualità (Igq), con sede a Milano, per la siderurgia (tel. 02/66101348); l'Istituto elettronico per la qualità industriale (Iselqui), con sede ad Ancona, per il settore elettronico e degli strumenti industriali (tel. 071/2861482); il Centro di ricerca e sviluppo nell'impiego degli elastomeri (Cerisie), con sede a San Giuliano milanese (tel. 02/9880443) e il Comitato italiano di coordinamento per le prove non distruttive (Cicpnd), con sede a Milano (tel. 02/86464126).

23. TECNICO DI CAMPO SPECIALIZZATO IN AGRICOLTURA BIOLOGICA Operatore incaricato di assistere il produttore agricolo nell'applicazione del metodo biologico, con particolare riferimento alla conversione della coltivazione dal sistema tradizionale a quello ecocompatibile. Si tratta di un passaggio molto delicato. Fintanto che viene "nutrito" di concimi chimici, il terreno non ha bisogno di trasformare le sostanze organiche in sostanze solubili direttamente assorbibili dalla pianta, e ne perde a poco a poco la capacità. Il primo risultato di questo processo di "disintossicazione" è quindi un immediato calo di produttività del terreno, che dovrà gradualmente riabituarsi a "fabbricare" cibo per le piante. L'abilità dell'esperto consisterà allora nel programmare questo passaggio nel tempo minimo indispensabile, in modo che la produzione torni rapidamente a regime.

Il tecnico di campo ideale può essere un perito o tecnico agrario, o un laureato in agronomia, scienze forestali e veterinaria.

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere alla Associazione qualità biologica di Milano (Aqb), che organizza anche corsi di formazione (tel. 02/48843653), e all'Istituto sperimentale agronomicodi Bari (tel. 080/5475011).

24. TECNICO DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE Tutti sono pronti a scommettere: la depurazione delle acque sarà il grande affare del 2000. Fiumi, laghi, mari sono ormai attaccati senza sosta da sostanze non degradabili (alluminio, sali di mercurio, DDT), fosforo, idrocarburi, piombo tetraetile (benzina), scarichi fognanti eccetera. Una politica di riduzione dell'inquinamento sembra non rinviabile e il recente pacchetto Treu sul lavoro va in questa direzione: il piano per la depurazione delle acque nel Mezzogiorno, e in alcune aree del bacino del Po, dovrebbe attivare 12.000 nuovi posti di lavoro.

Ma quali saranno le figure professionali più richieste? "Innanzitutto tecnici operativi - sostiene Luca Casai, direttore di Cispel Toscana Formazione - che avranno compiti perlopiù esecutivi e di controllo della macchine. Non esistono ancora corsi di formazione specifici, comunque, per queste mansioni, può andar bene un diploma tecnico o professionale. Un secondo livello è poi quello del responsabile operativo, che ha invece funzioni di coordinamento e direzione. In questo caso è necessaria una laurea, in ingegneria, fisica o chimica".

Per chi fosse poi interessato al metodo biologico di depurazione delle acque (probabilmente il più sicuro ed efficace) la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche (Fast) di Milano (02/76015672) organizza specifici corsi di formazione. Il primo, di base, si rivolge a chi è completamente a digiuno della materia e è aperto a tutti, laureati e diplomati. Chi invece già opera nel settore, e desidera aggiornarsi, può frequentare il corso avanzato.

25. TECNICO DI MICROPROPAGAZIONE Utilizza la tecnica della micropropagazione per la riproduzione in serie di piante a partire da un unico germoglio (meristema). Una prima fase del lavoro consiste nell'individuare gli esemplari migliori; da questi verrà in seguito estratto il meristema, una sorta di "matrice" che, al termine di un processo assai elaborato, potrà produrre un numero teoricamente infinito di piantine. In tempo di clonazioni sospette, il tecnico di micropropagazione opera nel campo dell'agrobiologia, la cosiddetta agricoltura "pulita". E un settore globalmente in crescita, che risponde a una domanda ormai diffusa di prodotti naturali e non "chimicizzati", e in cui già oggi la richiesta di professionalità specifiche (tra cui appunto quella del micropropagatore) supera l'offerta esistente sul mercato. Secondo l'Irsi, nel 2005 la domanda di nuove professioni agrobiologiche supererà quota 50.000.

Il tecnico di micropropagazione opera all'interno di laboratori di riproduzione, o anche direttamente alle dipendenze di grandi aziende vivaistiche e ortofrutticole. Compatibilmente con il suo livello di preparazione e specializzazione, può svolgere attività di ricerca scientifica.

Difficile indicare uno specifico corso formativo per una professione nuova e non ancora riconosciuta giuridicamente. Comunque, alla necessaria preparazione di livello universitario (evidentemente nei settori agrario e biologico) sarà utile far seguire la partecipazione a corsi di specializzazione promossi da università e istituti di ricerca. Presso la facoltà di agraria dell'Università di Pisa è attiva una Scuola di specializzazione in biotecnologia vegetale che dura due anni e affronta argomenti che vanno dalla micropropagazione alle tecniche di riproduzione più sofisticate. Per chi fosse poi attratto dalla ricerca, segnaliamo, presso la stessa facoltà, il Dottorato in propagazione. Suggeriamo comunque di chiedere informazioni alle più vicine facoltà di agraria e biologia.

26. TECNICO DEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI Oggi si produce in Ungheria, s'investe in India e si acquista in Francia. A sapere come "muoversi" è il "tecnico degli scambi internazionali", una nuova professione legata all'internazionalizzazione delle imprese. "Siamo degli agenti di marketing - spiega Giampaolo Covino, presidente dell'associazione nazionale -, il nostro campo è la finanza mondiale. Ci occupiamo di tutto: le tecniche doganali e bancarie, la contrattualistica, gli aspetti legali e assicurativi". In Italia sono circa tremila: "Le prospettive sono enormi, aprirsi al mercato estero è un'esigenza sia delle piccole e medie imprese, sia della pubblica amministrazione". Riguardo la formazione, attualmente esistono sei lauree brevi in commercio estero e numerosi master di specializzazione organizzati dal Cestud.

Per informazioni: Associazione tecnici scambi internazionali - Via Archimede 120 - 00197 Roma - Tel. (06) 80687125/7/9

27. TECNICO DELLA TRASFORMAZIONE NEL SETTORE AGROBIOLOGICO E una professione totalmente nuova, con buone prospettive di crescita nel medio periodo. Sono necessarie allora tenacia e passione, che non dovrebbero comunque rimanere insoddisfatte. Gli organismi di controllo per le produzioni ecocompatibili non hanno dubbi: le piccole e medie aziende avranno sempre più bisogno di tecnici specializzati nel controllo di qualità dei processi di trasformazione.

Come ricavare da un cesto di mele una buona purea per fare marmellate "biologiche"?

A questo ed altro dovrà rispondere il nostro esperto, che opererà prevalentemente come libero professionista e consulente. Laureato in scienze alimentari e simili (ma anche un diploma può bastare), dovrà poi innestare su questa solida base tecnica una buona conoscenza delle norme Uni-Iso e delle normative che regolamentano in modo specifico il settore agrobiologico.

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere agli organismi di controllo (Vedi Tecnico controllore specializzato in agricoltura biologica) e alle associazioni che si occupano di agricoltura biologica, tra cui segnaliamo l' Associazione qualità biologica di MIlano (Aqb, tel. 02/48843653). Utili informazioni sul settore anche nel sito internet http//bionet.stm.it di Agripolis.

28. TERAPISTA OCCUPAZIONALE Il terapista occupazionale è il professionista che opera nell'ambito della prevenzione, cura e riabilitazione delle persone colpite da disabilità, permanenti o temporanee, utilizzando attività espressive, artigianali, di gioco e della vita quotidiana. "Il nostro scopo - dice Elena Fabbruzzi, presidente dell'associazione nazionale - è aiutare l'individuo a sviluppare le proprie potenzialità, ad adattarsi alle richieste dell'ambiente che lo circonda, a partecipare alla vita nel modo più ampio possibile". La filosofia della professione è tutta nello sviluppo dell'autonomia, della propria creatività: "Cerchiamo di restituire al malato la possibilità del fare, facendogli riprendere quei ruoli attivi che conferiscono dignità all'essere umano".

I terapisti lavorano nelle strutture sanitarie pubbliche e private, nelle scuole, nelle prigioni. "L'interesse - riprende Fabbruzzi - è enorme. La domanda supera l'offerta, ci sono tanti centri che richiedono operatori e noi non riusciamo a trovarglieli. Attualmente siamo alcune centinaia, ma ci sarebbe lavoro per almeno 5 mila persone". La professione è stata riconosciuta soltanto il 17 gennaio scorso, quando il ministro della Sanità Rosy Bindi ha varato il regolamento che ne chiarisce le competenze. Il problema, adesso, è quello della formazione: "A livello mondiale c'è uno standard che stabilisce un corso formativo di tre anni, per complessive 3.500 ore divise tra lo studio e l'applicazione della terapia occupazionale, il tirocinio. Ma in Italia siamo ancora indietro, per ora occorre rivolgersi alle poche scuole di terapisti della riabilitazione".

Per informazioni: Associazione italiana di terapia occupazionale (Aito) - Via Peralba 9 - 00141 Roma - Tel. (06) 9065348 - 0338/6884854