Il
mercato del lavoro
Il
mercato del lavoro è caratterizzato in Italia da un accentuato
dualismo: nelle regioni del Nord, specie dell’Italia Nord-Orientale,
si ha piena occupazione, mentre nel Mezzogiorno si registra
un’ampia e crescente disoccupazione che coinvolge soprattutto
i giovani, particolarmente le donne, al di sotto dei 30 anni.
Nel corso degli anni ’90 la disoccupazione si è
sempre più concentrata nel Mezzogiorno: dal 1993 al 1999,
il numero dei disoccupati1 è aumentato nell’intero
Paese di 371mila unità, somma algebrica di +403mila disoccupati
registrati al Sud, di –72mila disoccupati al Nord e di
+40mila disoccupati nell’Italia Centrale. Nel 1999 le
regioni meno afflitte dalla disoccupazione sono state il Trentino
Alto Adige (tasso di disoccupazione del 3,4%), il Veneto (4,5%),
l’Emilia Romagna (4,6%), la Lombardia (4,8%); quelle più
gravate dalla mancanza di lavoro sono la Calabria (tasso di
disoccupazione del 28%), la Sicilia (24,5%), la Campania (23,7%),
la Sardegna (21%). Poiché al Nord si ha ristagno demografico
ed invecchiamento della popolazione, l’offerta di lavoro
in molte aree settentrionali non è in grado di soddisfare
la domanda di lavoro espressa dalle imprese e dalle Amministrazioni
pubbliche. Il contrario accade nel Mezzogiorno dove si ha abbondante
offerta di lavoro a fronte di un debole fabbisogno di manodopera.
In tali circostanze parrebbe naturale che avvenisse un ampio
travaso di forza lavoro, un cospicuo spostamento di persone
che cercano un’occupazione, dal Sud al Nord d’Italia.
In verità le migrazioni interregionali sono cresciute
negli ultimi anni: nel 1993 il saldo migratorio dal Sud al Centro-Nord
raggiunse l’1,6 per mille abitanti meridionali, nel 1999
ha toccato il 3,8 per mille abitanti e le regioni meridionali
che più ne sono state coinvolte, sono appunto quelle
maggiormente afflitte dalla disoccupazione: la Campania (saldo
migratorio interno del 6,2 per mille), la Calabria (6,0 per
mille) ma in minor misura la Sicilia (3,0 per mille) e la Sardegna
(0,9 per mille). Tuttavia gli spostamenti di popolazione dal
Mezzogiorno al Centro-Nord, pur essendo cresciuti, raggiungono
in media all’anno al più le 80mila unità,
una cifra che non è sufficiente a scalfire sensibilmente
la disoccupazione meridionale. Pertanto nelle regioni economicamente
più dinamiche del Paese, dove si è raggiunta la
piena occupazione, si registrano movimenti di opinione, manifestazioni
di interesse specie da parte degli imprenditori, affinché
si agevoli l’immigrazione di stranieri, soprattutto di
extracomunitari.