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COME

COME FINANZIARE LA MIA IMPRESA
Principali strumenti

Il primo problema che l'aspirante imprenditore deve affrontare è reperire il capitale per l'investimento e per far fronte finanziariamente alla gestione iniziale dell'attività. Le strade che si prospettano sono sostanzialmente quattro:

  • ottenere finanziamenti pubblici attraverso leggi e progetti di incentivazione dell'imprenditoria;
  • utilizzare capitali propri, di soci che partecipano all'attività oppure chiedere prestiti di familiari e amici;
  • richiedere mutui e prestiti bancari;
  • ricorrere al capital venture (capitale di rischio), ovvero ricercare un partner finanziario nel capitale dell'impresa, soggetti che offrono capitale di rischio per le imprese in modo sistematico, istituzionale e professionale: gli investitori istituzionali nel capitale di rischio.

All'imprenditore sono generalmente note le "regole" del finanziamento di tipo tradizionale, ottenibile, ad esempio, da un istituto di credito.

Egli sa, dunque, che la capacità di ripagare il debito, sotto forma di quote di capitale e di interessi, è garantita dal patrimonio aziendale e, talora, dai suoi beni personali. Nel caso in cui risulti impossibile il rimborso del prestito, la banca può chiedere che l'azienda venga messa in liquidazione e può rivalersi sul suo attivo. L'investitore nel capitale di rischio, invece, non chiede garanzie, ma si accolla una parte del rischio di impresa come gli altri azionisti.

Le banche, d'altra parte, in qualità di fornitori di capitale di debito, non sono direttamente interessate al processo di creazione di valore dell'impresa, ma solo alla solvibilità finanziaria, mentre l'investitore, che condivide con l'imprenditore l'incremento di valore della partecipazione, farà di tutto per aiutare la crescita. Istituti di credito Per ottenere un finanziamento da un istituto di credito l'interessato deve presentare una formale richiesta scritta, corredata da una documentazione in cui si specifica l'importo del fido, la sua durata, le eventuali garanzie.

La banca (o l'istituto a cui si chiede il credito) ricorre all'acquisizione di una garanzia che di norma è patrimoniale. La legge conosce due tipi di garanzie: reali (pegno e ipoteca), e personali (fideiussione e avvallo). Col pegno e l'ipoteca la garanzia colpisce direttamente il bene e si esaurisce su di esso, poiché colui che ha costituito il pegno o concesso l'ipoteca risponde solo nei limiti del bene stesso. Con la fideiussione e l'avvallo, invece, avendo messo a disposizione tutto il patrimonio genericamente, il garante risponde con esso sino a concorrenza delle ragioni del credito garantito.

Attenzione!

Tra i due tipi di garanzie le banche tendono a preferire quelle reali anche in dipendenza del fatto che la loro disciplina assicura un diritto di prelazione nell'esecuzione forzata.

L'INVESTITORE

L'obiettivo dell'investitore istituzionale (venture capitalist) è quello di realizzare, nel medio termine, un importante guadagno di capitale ovvero ottenere un incremento di valore della partecipazione (capital gain) maturato dal momento dell'assunzione della partecipazione a quello della cessione e monetizzazione della stessa. Si comprende subito come nel capital venture l'investitore istituzionale è, per definizione, un socio temporaneo, seppur di medio-lungo termine, che, come tale, dovrà prima o poi cedere la partecipazione acquisita per realizzare il proprio obiettivo.

L'investitore istituzionale concentra la sua attenzione sui progetti caratterizzati da:

  • un elevato potenziale di sviluppo, in cui il suo apporto;
  • un valido progetto di sviluppo dell'impresa;
  • competenze e abilità dell'imprenditore;
  • un buon management, formato da persone con esperienza del settore;
  • buone prospettive di disinvestimento.

L'investitore all'interno dell'azienda partecipa alle scelte strategiche, limitando il suo intervento alle decisioni che possono modificare la combinazione di prodotto/mercato/tecnologia su cui si basa l'azienda. Lascia tuttavia al socio imprenditore e/o al gruppo dirigente piena autonomia nella gestione operativa quotidiana dell'azienda. Nel capital venture deve esserci tra investitore e imprenditore disponibilità ad un colloquio leale, aperto e costruttivo, ed una totale trasparenza, nell'interesse dello sviluppo aziendale.

L'IMPRENDITORE

Se non esiste l'imprenditore ideale, qual è allora il candidato più apprezzato dagli investitori istituzionali?

Se esaminiamo le qualità psicologico-caratteriali possiamo affermare che l'imprenditore con maggiori probabilità di successo agli occhi di un investitore sono:

  • voglia di crescere, creare valore e sviluppare il proprio progetto;
  • voglia essere competitivo a livello internazionale;
  • determinazione e una giusta dose di aggressività;
  • equilibrio nella volontà di raggiungere i propri obiettivi di crescita;
  • esperienza maturata in passato.

L'imprenditore deve essere disposto a collaborare fattivamente con l'investitore e a gestire il business in modo trasparente, pensare che lo sviluppo dell'azienda sia anche un modo per sentirsi professionalmente realizzato, oltre che per aumentare le proprie opportunità di guadagno ed essere capace di dar vita a rapporti corretti e professionali tra impresa e famiglia.

CONDIZIONI PRELIMINARI

Prima di rivolgersi ad un investitore istituzionale, l'imprenditore deve eseguire un esame approfondito della situazione aziendale, chiedendosi se è opportuno l'intervento di un investitore esterno e per quale motivo. Spesso, infatti, situazioni di tensione finanziaria che, apparentemente, generano l'esigenza di nuovi capitali, nascono da un'errata gestione delle fonti finanziarie interne. I capitali freschi di un investitore esterno devono servire allo sviluppo e non al riequilibrio di squilibri aziendali, che possono e debbono essere corretti con altri strumenti.

Il passo successivo è la valutazione del volume di credito di cui necessita l'azienda: si tratta di un fattore importante e denota la capacità dell'imprenditore di formulare giudizi e stime corrette. Inoltre, l'entità del finanziamento è un aspetto che influenza le decisioni degli investitori.

Una volta valutato il fabbisogno finanziario del progetto, il tipo di impegno richiesto all'investitore istituzionale dipende dalla ripartizione tra capitale di rischio e capitale di debito, effettuata in fase di previsione del fabbisogno stesso.

DAL CONTATTO AL CONTRATTO

Dopo avere individuato un investitore che potrebbe essere interessato al proprio progetto di sviluppo, l'imprenditore può contattarlo telefonicamente o per lettera. Se si riscontra una ragionevole disponibilità, è bene far pervenire immediatamente un succinto progetto, preliminare al vero e proprio business plan. Se il primo contatto non va a buon fine, si può provare con altre società.

È opportuno però riflettere sui motivi del mancato avvio del colloquio ed, eventualmente, ripensare il progetto, rivedendo in chiave critica la sua impostazione e la sua presentazione. Nel caso venga iniziata la trattativa, si deve tenere presente che, generalmente, passano dai tre ai sei mesi dal momento della presentazione del business plan alla decisione da parte dell'investitore di finanziarlo.

Nella fase di stipulazione del contratto preliminare le parti sottoscrivono un accordo di riservatezza che le impegna a non diffondere le informazioni aziendali se non a quei consulenti esterni, che è necessario coinvolgere per valutare alcuni aspetti dell'investimento. Se dalla lettura del documento di presentazione dell'iniziativa l'investitore trae il convincimento di trovarsi di fronte ad una buona opportunità, sottopone all'imprenditore una prima serie di quesiti per approfondire alcuni aspetti chiave dell'operazione in esame.

Questa fase può richiedere due o tre settimane di tempo. Se da questa fase emerge una concreta possibilità di accordo, si passa alla firma di una lettera di intenti nella quale vengono definiti gli aspetti economici, legali e societari salienti che dovranno essere ripresi e rielaborati in dettaglio nel contratto di investimento. Tale lettera deve esplicitare tutti gli aspetti che entrambe le parti ritengono essenziali per concludere in modo soddisfacente l'accordo, tra i quali: il valore dell'azienda, la presenza dell'investitore nel Consiglio di Amministrazione, gli obblighi informativi ai quali l'imprenditore deve impegnarsi in caso di investimento e le eventuali clausole previste per il disinvestimento.

La lettera condiziona la firma del contratto definitivo ad una serie di accertamenti (due diligence) condotte dall'investitore, con il concorso di consulenti esterni alla sua organizzazione. Una volta raggiunto l'accordo sul prezzo e sull'entità della partecipazione da assumere e sugli altri aspetti regolati dal contratto finale, l'operazione si concretizza con il trasferimento delle azioni, il pagamento del prezzo, il rilascio delle garanzie, l'eventuale sostituzione degli amministratori e la firma di eventuali contratti accessori.

STRUMENTI DI FINANZIAMENTO

I principali strumenti di finanziamento di una nuova impresa o di una già esistente all'interno del capitale venture sono;

Equity: definito anche "capitale di rischio", rappresenta il capitale proprio dell'azienda, versato, generalmente, attraverso la sottoscrizione di titoli azionari.

Prestito obbligazionario convertibile: capitale di debito raccolto attraverso l'emissione di particolari obbligazioni, convertibili, entro determinati lassi di tempo e in base a rapporti di cambio prefissati, in azioni della stessa società emittente o di altre società.

Finanziamento mezzanino (mezzanine financing): si tratta di un insieme di strumenti finanziari che presentano caratteristiche tecniche differenti e sono generalmente riconducibili a forme articolate di debito e obbligazioni, il cui rendimento è in parte fisso o comunque determinato (tasso di interesse) e in parte legato all'apprezzamento del valore della società alla quale questo prestito è destinato.

Debito subordinato (subordinated debt): si tratta di un finanziamento a titolo di capitale di debito e a medio-lungo termine. Il suo rimborso è privilegiato rispetto al capitale proprio, ma postergato rispetto alle altre forme di debito.

Senior debt: rappresenta la forma più classica di capitale di debito a medio-lungo termine, privilegiato, nel rimborso, rispetto a tutte le altre forme di finanziamento.

DISINVESTIMENTO

L'investitore istituzionale nel capitale di rischio rappresenta un socio temporaneo dell'imprenditore, interessato a monetizzare il proprio investimento e a realizzare un guadagno di capitale attraverso la vendita della partecipazione, una volta raggiunti gli obiettivi prefissati. Il disinvestimento consiste, dunque, nella cessione, totale o parziale, della partecipazione detenuta dall'investitore, che, in alcuni casi, può anche decidere di conservare una minima quota di capitale nell'impresa in via più duratura.

Il momento dell'uscita dell'investitore dal capitale dell'impresa non è quasi mai predeterminato, ma è funzione dello sviluppo della società. Sempre più spesso, tuttavia, gli investitori cercano di prevedere, al momento dell'acquisto della partecipazione, gli eventuali canali di uscita ed i tempi di realizzo, al fine di pianificare al meglio anche questa fase finale dell'operazione.

Nei casi di successo, si disinveste quando l'azienda ha raggiunto il livello di sviluppo previsto ed il valore della società, e quindi della partecipazione, si è conseguentemente incrementato. Nell'eventualità in cui l'iniziativa fallisca, perché, ad esempio, il nuovo prodotto o la nuova tecnologia non riescono ad affermarsi sul mercato, si disinveste quando matura la convinzione che non è più possibile risolvere la situazione di crisi che si è creata. In entrambe le situazioni, i tempi e le modalità del disinvestimento sono definiti, di norma, con l'accordo di tutti i soci.

I tipici canali utilizzati dagli investitori per cedere le azioni in loro possesso sono:

  • la quotazione in Borsa dei titoli dell'impresa partecipata;
  • la vendita dei titoli ad un'altra impresa industriale o ad un altro investitore istituzionale;
  • il riacquisto della partecipazione da parte del gruppo imprenditoriale originario.

A.I.F.I.

Dal 1986, A.I.F.I., Associazione Italiana degli Investitori Istituzionali nel Capitale di Rischio, riunisce la gran parte degli operatori di venture capital e private equity presenti in Italia. Oltre a rappresentare i suoi associati, A.I.F.I. si occupa di:

  • sviluppare e coordinare l'attività delle società di investimento nel capitale di rischio in Italia e in Europa;
  • rappresentare gli interessi degli associati in Italia e all'estero e favorire la collaborazione fra le società operanti nel campo, in Italia e all'estero;
  • favorire la raccolta e la divulgazione di informazioni, nonché i contatti fra gli associati, il mercato e altri organismi esterni;
  • sviluppare stabili rapporti con i competenti organi normativi e di vigilanza, italiani e stranieri, al fine di promuovere l'emanazione di provvedimenti legislativi e/o regolamentari volti a disciplinare e favorire l'attività istituzionale di investimento nel capitale di rischio per lo sviluppo;
  • contribuire alla formazione di gruppi manageriali qualificati sia nelle società associate che nelle loro partecipate;
  • diffondere un'adeguata cultura del capitale di rischio presso la classe imprenditoriale.

Per potere avere informazioni più precise sui singoli operatori si può consultare A.I.F.I. Yearbook, che può essere richiesto presso la stessa A.I.F.I., nel quale sono indicate le principali caratteristiche, in termini di tipologia di investimento, ammontare, area geografica e settore industriale preferenziale, di tutte le società di investimento associate ad A.I.F.I..

Inoltre, il sito web dell'associazione (www.aifi.it) offre la possibilità, agli imprenditori interessati, di esporre le proprie proposte di investimento, che saranno inserite in un database e potranno essere consultate direttamente dagli investitori.

Sviluppo Italia

Sviluppo Italia è l'Agenzia nazionale per lo sviluppo economico e imprenditoriale del Mezzogiorno e delle altre zone svantaggiate del paese, che opera per:

  • promuovere attività produttive, iniziative occupazionali e nuova imprenditorialità;
  • stimolare la domanda di innovazione;
  • sviluppare sistemi locali d'impresa;
  • fornire consulenza alle amministrazioni pubbliche;
  • attrarre investimenti;

Opera con diverse linee di intervento:

  • supporto alle amministrazioni pubbliche;
  • creazione d'impresa e di lavoro autonomo - incentivi e partecipazioni finanziarie per lo sviluppo d'impresa;
  • servizi alle piccole e medie imprese;
  • programmi per l'innovazione;
  • sviluppo delle nuove tecnologie;
  • imprenditorialità femminile;
  • attrazione degli investimenti esteri.